Nuovi scontri nel Tigrè: il conflitto riemerge al confine dell’Etiopia
Mercoledì scorso, nella regione del Tigrè, nel nord dell’Etiopia, sono ripresi i combattimenti tra le forze armate federali e il braccio armato del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè, riaccendendo le tensioni in un contesto già fragile. Le parti, che avevano firmato un accordo di cessate il fuoco nel 2022, si accusano reciprocamente di aver dato inizio a un nuovo conflitto, mentre la situazione sul campo rimane confusa, riporta Attuale.
Getachew Reda, ex politico del Fronte ora vicino al governo federale, ha affermato che i miliziani del Fronte hanno attaccato le forze federali in diverse località, prendendo controllo di vari aeroporti regionali. In risposta, il Fronte ha accusato il governo degli attacchi, dichiarando di essere entrato in una “guerra difensiva”. Ethiopian Airlines ha annunciato di aver sospeso i voli in alcune città, confermando l’escalation del conflitto senza fornire ulteriori dettagli.
Il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè è un’organizzazione politica e militare storicamente legata alla principale etnia della regione, i tigrini. Ha governato l’Etiopia per quasi tre decenni, dal 1991 al 2018, quando è stato sostituito dall’attuale governo guidato dal premier Abiy Ahmed. La guerra civile che ha infiammato il paese tra il 2020 e il 2022 è stata innescata dal contestato ritardo del governo nell’organizzare nuove elezioni e dalla richiesta di maggiore autonomia da parte del Fronte.
Il conflitto, durato due anni, ha avuto un costo devastante, con circa 600.000 vittime e tra 3 e 5 milioni di sfollati. Le Nazioni Unite hanno segnalato che tutte le parti hanno violato il diritto internazionale e potrebbero aver commesso crimini di guerra. Nonostante la firma dell’accordo di Pretoria nel novembre 2022, che prevedeva un’amministrazione provvisoria nella regione e nuovi processi elettorali, molte questioni rimangono irrisolte, incluso il disarmo del Fronte, che non è mai stato completato.
Negli ultimi anni, gli scontri sono aumentati in frequenza e intensità, con conflitti che non coinvolgono solo il governo federale ma anche tensioni interne tra diverse fazioni del Fronte. Esperti avvertono che si teme un ritorno a una guerra aperta simile a quella tra il 2020 e il 2022. A febbraio, il governo etiope ha spostato parte delle proprie truppe verso il Tigrè, con fonti governative che indicano la possibilità di un’operazione militare su larga scala. Nel periodo estivo, il Fronte ha denunciato attacchi aerei con droni effettuati dal governo.
Recentemente, un gruppo di sette milizie operanti in diverse regioni etiope ha annunciato la formazione di una nuova alleanza militare con l’obiettivo di rovesciare il governo di Abiy Ahmed, comprendendo anche milizie che in passato avevano combattuto a fianco del governo durante la guerra civile. Nel frattempo, sul piano politico, il Fronte di liberazione ha reintegrato il parlamento regionale, bypassando di fatto l’amministrazione provvisoria stabilita dagli accordi di Pretoria, creando un’ulteriore fonte di conflitto nel governo regionale.
Attualmente, la regione del Tigrè si trova in una complessa situazione politica, con due governi in carica: quello nominato dal governo federale, sotto la guida del generale Tadesse Werede, e quello guidato da Debretsion Gebremichael, storico esponente del Fronte di liberazione, eletto dalla rinnovata assemblea regionale.