Il conto della repressione cresce ancora: in Belarus oltre 10.000 persone perseguite dal 2020

07.10.2026 12:11
Il conto della repressione cresce ancora: in Belarus oltre 10.000 persone perseguite dal 2020
Il conto della repressione cresce ancora: in Belarus oltre 10.000 persone perseguite dal 2020

In Belarus almeno 10.172 persone sono state sottoposte a procedimenti penali motivati politicamente dall’agosto 2020, quando è iniziata la vasta repressione seguita alle elezioni presidenziali contestate. Di queste, 8.696 sono state condannate, anche in processi celebrati in contumacia, mentre 4.815 sono state riconosciute come prigionieri politici.

I dati, riferiti il 5 ottobre 2026 da Pozirk sulla base di un rapporto del Centro per i diritti umani Viasna, descrivono una pressione giudiziaria che non si è esaurita dopo la prima ondata di arresti e proteste. Secondo Viasna, il numero delle persone coinvolte continua ad aumentare ogni mese.

Una statistica che misura la durata della stretta

Il conteggio parte dall’agosto 2020, dopo le elezioni il cui risultato ufficiale fu respinto dall’opposizione e ampiamente contestato a livello internazionale. Le manifestazioni successive furono seguite da arresti di massa e da procedimenti contro attivisti, giornalisti indipendenti, esponenti della società civile e figure politiche.

La cifra di 10.172 persone non equivale al numero di detenuti presenti oggi nelle carceri. È un dato cumulativo, costruito sui procedimenti registrati nell’arco di più anni. Comprende inoltre condanne emesse in assenza degli imputati, che possono produrre conseguenze giudiziarie anche quando la persona non si trova fisicamente in Belarus.

Anche la categoria dei prigionieri politici ha un significato specifico e non coincide automaticamente con il totale delle persone perseguite o con quello degli attuali detenuti. Viasna ha riconosciuto come prigionieri politici 4.815 persone, mentre il dato relativo a chi si trova in una situazione di particolare vulnerabilità riguarda almeno 170 detenuti.

La distinzione è importante: mette insieme numeri diversi, ma collegati dallo stesso apparato repressivo. Da un lato ci sono le persone passate attraverso procedimenti penali; dall’altro quelle per cui l’organizzazione per i diritti umani ha formalizzato lo status di prigioniero politico; infine, un gruppo più ristretto esposto a rischi eccezionali per motivi di salute, età o condizioni di detenzione.

Il gruppo più esposto

Secondo Viasna, almeno 170 prigionieri politici si trovano in una condizione particolarmente vulnerabile. Tra i fattori indicati figurano malattie o altri problemi di salute, l’età avanzata e le circostanze della detenzione.

Per una persona anziana o malata, la durata della reclusione e condizioni carcerarie gravose possono aggravare rapidamente la situazione fisica. Nel suo rapporto, Viasna considera il trattamento riservato ai detenuti più fragili parte della pressione esercitata contro gli oppositori politici. L’organizzazione definisce la creazione di condizioni intollerabili non soltanto una violazione dei diritti umani, ma anche uno strumento di coercizione e ritorsione.

Questa valutazione appartiene a Viasna e descrive il significato che il centro attribuisce al quadro complessivo. I singoli casi possono avere circostanze diverse; il dato centrale del rapporto è però la continuità della persecuzione politica registrata dal 2020 e l’aumento costante delle persone coinvolte.

Metodi vecchi, forme nuove

Viasna descrive la situazione dei diritti umani in Belarus come critica e sostiene che le repressioni siano sistematiche e rivolte contro dissidenti, avversari politici e cittadini considerati non leali dalle autorità. Il centro segnala inoltre il perfezionamento di pratiche già utilizzate e la comparsa di nuovi strumenti di pressione.

La crescita mensile dei numeri, osserva l’organizzazione, prosegue nonostante i tentativi delle autorità di negare o minimizzare la portata della repressione. Il dato suggerisce che il ricorso ai procedimenti penali non sia rimasto confinato alla crisi politica del 2020, ma sia diventato un meccanismo continuativo di controllo.

La conseguenza più concreta della statistica è quindi la sua durata: oltre sei anni dopo le proteste, nuovi nomi continuano ad aggiungersi agli elenchi delle persone perseguite e dei prigionieri politici. La domanda ancora aperta non riguarda soltanto quante persone siano già state colpite, ma fino a dove potrà estendersi un sistema che, secondo Viasna, non mostra segnali di allentamento.

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