Tre carabinieri uccisi in un’esplosione: indagati tre ufficiali
Tre carabinieri sono stati uccisi a causa di un’esplosione provocata dai fratelli Ramponi, mentre tre ufficiali superiori sono sotto indagine per verificare se l’evento potesse essere evitato. Dopo il blitz del 14 ottobre 2025 a Castel d’Azzano, la Procura di Verona ha aperto un secondo fascicolo per concorso in omicidio colposo plurimo, riporta Attuale.
Tra gli ufficiali indagati vi sono il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dell’Arma, il tenente colonnello Antonio Sframeli, allora alla guida del reparto operativo, e il capitano Vincenzo Spataro, comandante della compagnia di Villafranca. Quella notte, i militari dovevano eseguire una perquisizione nel casolare dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, alla ricerca di esplosivi in vista dello sgombero. Secondo le accuse, il trio avrebbe saturato gli ambienti di gas e preparato bottiglie molotov. Maria Luisa avrebbe innescato la deflagrazione gettando un accendino su un pavimento cosparso di benzina. L’esplosione ha provocato la morte di Marco Piffari e Valerio Daprà, entrambi di 56 anni, e di Davide Bernardello, 36. Altri 25 agenti sono rimasti feriti.
Il fulcro dell’indagine è comprendere cosa sapessero i comandanti e quali precauzioni avessero preso. Dal 2021, i Ramponi avevano minacciato di far esplodere il casolare per opporsi allo sfratto, quindi il pericolo era ben noto. Le indagini si concentrano su presunte negligenze nella pianificazione e gestione dell’irruzione, in particolare riguardo alla mancata sospensione dell’operazione quando è emerso il rischio di esplosione. Secondo le contestazioni disciplinari, l’odore di gas fu avvertito alle 3.02, undici minuti prima dell’esplosione. Sarà necessario stabilire chi fosse informato e se fosse possibile ritirare gli uomini. Queste domande sono al centro anche del procedimento disciplinare della Procura generale di Venezia. I familiari di Piffari hanno presentato un esposto, sostenendo che la morte dei militari sarebbe potuta essere evitata. L’avvocato Gianfranco Ceoletta, difensore dei tre ufficiali, ha chiesto di sospendere il procedimento dopo l’apertura dell’inchiesta penale, ma la Procura generale si è opposta, rinviando la decisione all’udienza del 15 gennaio.
Questa nuova indagine apre anche a un possibile cortocircuito processuale. Spataro era stato indicato tra i testimoni nel processo per strage ai Ramponi, iniziato lunedì a Verona. Ora, essendo sotto indagine per fatti legati alla stessa operazione, la sua audizione potrebbe necessitare di garanzie diverse rispetto a quelle di un testimone ordinario. Il suo legale ha anche proposto la costituzione di parte civile contro i fratelli, permettendo così all’ufficiale di chiedere danni per la strage, mentre in un altro fascicolo risponderebbe delle morti avvenute. La difesa potrebbe sostenere che i rischi erano stati adeguatamente valutati e che le morti dei militari siano state l’azione deliberata dei Ramponi. Sarà dunque compito dell’accusa dimostrare che eventuali errori dei comandanti abbiano contribuito a causare le tre morti.