Bruzzone: “Mancano evidenze incontrovertibili per sostenere l’omicidio di Liliana Resinovich”

31.10.2026 11:45
Bruzzone: “Mancano evidenze incontrovertibili per sostenere l'omicidio di Liliana Resinovich”

Trieste, 31 ottobre 2026 – La valutazione sulla morte di Liliana Resinovich fornita dal primo medico legale, Fulvio Costantinides, è ritenuta l’unica sensata, avendo elaborato il suo giudizio entro 60 ore dalla scoperta del cadavere, il 5 gennaio 2022. Tuttavia, è evidente che inizialmente sono stati commessi errori, anche significativi, nella gestione della salma durante le operazioni di recupero. L’ipotesi di un suicidio è considerata da alcuni paradossale, ma attualmente non ci sono elementi per giungere a conclusioni incontrovertibili sull’omicidio, riporta Attuale.

Queste considerazioni appartengono a Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense con un’esperienza di quasi trent’anni, esposte il giorno dopo l’incidente probatorio che ha avuto luogo a Trieste e che ha messo alla prova la perizia consegnata il 10 ottobre, elaborata dopo quattro proroghe, su numerosi reperti.

La Bruzzone, conosciuta per la sua partecipazione a diverse trasmissioni televisive, ha partecipato alla discussione lanciando interrogativi sul numero crescente di prove e sulle incongruenze della scena del crimine. “Penso ci sia ancora qualcosa da fare”, ha dichiarato la procuratrice Patrizia Castaldini, evidenziando che le indagini preliminari scadranno ad aprile. Nicodemo Gentile, avvocato del fratello di Lilly, ha definito l’omicidio “un’evidenza imponente come il Monte Bianco”, sottolineando l’importanza di elementi critici come le impronte sui sacchi che ricoprivano il cadavere, che potrebbero essere attribuite a un guanto nero trovato nelle vicinanze.

Nel contesto dell’esame delle prove, è emerso che il Dna di Lilly è stato rinvenuto solo su un cordino e non su altri reperti, sollevando domande sulla gestione della scena. La Bruzzone ha risposto che, viste le modalità di controllo, l’affidabilità dei risultati resta incerta: “In questo momento non credo ci siano elementi per andare a giudizio”. La genetista Marina Baldi, che assiste la nipote della vittima, ha ipotizzato che il Dna sul cordino potrebbe essere il risultato di una “contaminazione”, pur definendo quel reperto una traccia diretta di contatto.

La procuratrice ha dichiarato: “C’è ancora qualcosa da fare”, mentre si è comunicato che al momento non ci sono prove solide che posizionino Visintin sulla scena del crimine. La data di morte di Liliana rimane controversa: sebbene alcuni indichino il 5 gennaio 2022, altri sostengono che il decesso sia avvenuto il 14 dicembre 2021, giorno della scomparsa.

Costantinides, purtroppo scomparso a giugno, è stato l’unico a esaminare il cadavere, e nella sua analisi ha prodotto documentazione che continua a sollevare polemiche. Cattaneo, coadiuvato da esperti, ha notato che il corpo è stato riesumato a febbraio 2024, affermando che le condizioni dei resti analizzati erano compromesse sotto vari aspetti.

“Le condizioni dei resti analizzati erano compromesse sotto molteplici profili”, ha aggiunto Cattaneo, mentre la Bruzzone ha concluso dicendo: “Il problema grosso è proprio questo. Ed è surreale che Liliana sia morta il 14 dicembre e sia stata trovata in quelle condizioni di conservazione. Non ci crederò mai”. La complessità del caso è amplificata dall’assenza di prove convincenti che colleghino il sospettato all’omicidio, elemento che continuerà a generare dibattito.

In tutto questo tempo, i media hanno spesso accusato Visintin senza prove sufficienti. La Bruzzone ha affermato: “Mi sono ritirata da tempo da questi teatrini mediatici”, enfatizzando l’importanza di una valutazione solida degli elementi di prova. La sua esperienza la porta a sottolineare che il profilo psicologico di un indagato non è sufficiente per passare a giudizio, ribadendo che l’analisi dei fatti deve rimanere al centro delle indagini.

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