Controversia in Cina per la serie televisiva giapponese Vivant
Recentemente, vari media cinesi controllati dal governo hanno criticato aspramente il Giappone a causa della serie televisiva Vivant, in particolare per la rappresentazione negativa dei personaggi cinesi. Nella stagione attuale, gli antagonisti sono rappresentati come agenti di un’unità di servizi segreti cinesi, contribuendo a una narrazione che i media cinesi considerano una parte di una campagna volta a instigare l’opinione pubblica giapponese contro la Cina, riporta Attuale.
I protagonisti di Vivant sono membri di un’unità d’élite dell’esercito giapponese, impegnata a difendere il paese da minacce esterne. Nella prima stagione, trasmessa nel 2023, le nazionalità degli antagonisti non erano specificate, mentre nella seconda, avviata a luglio, il focus è sugli agenti cinesi. La serie ha riscosso un enorme successo in Giappone, al punto che la prima ministra Sanae Takaichi ha dichiarato di essere un’appassionata fan, annotando il suo interesse durante un intervento in parlamento.
Le polemiche sono emerse dopo la trasmissione di un episodio in cui agenti cinesi torturano un giapponese. Importanti media cinesi, tra cui CCTV e Global Times, hanno severamente criticato le scelte narrative di Vivant, accusando la serie di manipolare l’opinione pubblica contro la Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, ha dichiarato che la serie rappresenta una strategia di diffamazione culturalmente motivata contro la Cina.
Su Weibo, la piattaforma di social media più utilizzata in Cina, gli utenti hanno condannato la serie, segnalando rappresentazioni stereotipate dei personaggi cinesi. Queste critiche sono state talmente forti che Sanrio, azienda giapponese nota per Hello Kitty, ha sospeso la sua collaborazione con Vivant a causa delle conseguenze negative previste nel mercato cinese.
Le polemiche su Vivant si collocano in un contesto di tensione crescente tra Cina e Giappone, accentuata dall’elezione di Takaichi nel 2025. I rapporti si sono deteriorati maggiormente a causa delle posizioni giapponesi su Taiwan, un’isola che la Cina considera parte del suo territorio. Dopo che Takaichi ha dichiarato che il Giappone interverrebbe militarmente in caso di attacco cinese su Taiwan, Pechino ha reagito con ritorsioni commerciali e simboliche.
La Cina ha anche messo in discussione Vivant ricordando i crimini compiuti dal Giappone durante l’invasione della Cina, che risale agli anni Trenta e si estende fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un episodio in particolare mostra spie cinesi infliggere torture, evocando metodi brutali utilizzati dai giapponesi durante l’occupazione. La narrazione è stata interpretata dai media cinesi come una manipolazione della memoria storica.
Le critiche cinesi risentono di un risentimento per il fatto che il Giappone non ha mai fatto pienamente i conti con il proprio passato coloniale; molte figure politiche giapponesi, compresa Takaichi, hanno avuto legami ambigui con questo periodo, visitando luoghi commemorativi controversi come il santuario Yasukuni.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha adottato una politica di sicurezza focalizzata sul pacifismo, ma negli ultimi anni ha aumentato le spese per la difesa e ampliato le capacità delle Forze di autodifesa, contribuendo a una maggiore tensione con la Cina.