Consultazioni in Israele si concludono, l’opposizione avanza con Gadi Eisenkot
Giovedì in Israele si sono concluse le consultazioni tra i leader di tutti i partiti politici e il presidente Isaac Herzog, necessarie alla formazione di un nuovo governo dopo le elezioni del 27 ottobre. Domenica Herzog dovrebbe indicare a quale leader affiderà l’incarico: salvo sorprese, sarà il generale Gadi Eisenkot, a capo dell’opposizione al primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Eisenkot sembra poter contare sul sostegno di una maggioranza parlamentare, mentre Netanyahu è indebolito. In questi giorni, Netanyahu ha tentato di sondare un governo di unità nazionale, ma ha anche messo in discussione il risultato delle elezioni, denunciando brogli e chiedendo indagini sui presunti irregolarità nel voto degli arabi israeliani, riporta Attuale.
Le elezioni non hanno prodotto un vincitore chiaro. L’opposizione guidata da Eisenkot è coesa attorno all’obiettivo di porre fine al governo di Netanyahu e dei suoi alleati politici dell’estrema destra religiosa, rappresentati dai ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. La coalizione di Eisenkot comprende il suo partito, Yashar, di centrodestra; due partiti di destra (Insieme e Yisrael Beiteinu); e i Democratici, l’unico partito di sinistra rimasto: insieme hanno ottenuto 48 seggi su 120 alla Knesset, il parlamento monocamerale israeliano.
Durante le consultazioni, anche i partiti che rappresentano gli arabi israeliani hanno espresso il desiderio di vedere Eisenkot come primo ministro. Queste formazioni, il partito islamico Ra’am e la Lista Comune, hanno eletto 19 rappresentanti, un risultato storico dovuto a un’alta affluenza tra i cittadini arabi israeliani, perlopiù palestinesi eredi di coloro che vivevano in Israele prima della fondazione dello stato.
Con il supporto dei partiti arabi, il numero dei parlamentari a favore di Eisenkot sale a 67. Netanyahu può contare sul sostegno del suo partito, il Likud, del Partito sionista religioso, di Potere ebraico e di una delle due formazioni ultraortodosse, Shas. Tuttavia, il suo sostegno totale si ferma a 46 parlamentari. Dopo la conclusione delle consultazioni, Herzog ha commentato che l’esito potrebbe sembrare chiaro, ma ha avvertito dell’esistenza di veti tra i blocchi, suggerendo che possibili sorprese sono ancora in gioco.
Le posizioni di Eisenkot sulla guerra nella Striscia di Gaza e sulla gestione della Cisgiordania sono per lo più allineate con quelle del governo Netanyahu, sebbene Ben Gvir e Smotrich mantengano posizioni più estreme. All’interno della coalizione di opposizione, ci sono resistenze significative nei partiti di destra riguardo al sostegno dei partiti arabi. Mansour Abbas, leader di Ra’am, ha dichiarato la sua disponibilità a entrare nel governo, ma la Lista Comune offrirà solo un supporto esterno.
Eisenkot ha posto quattro condizioni fondamentali per i partiti che desiderano unirsi alla sua maggioranza: il riconoscimento di Israele come stato ebraico, l’impegno sui valori della Dichiarazione d’indipendenza, la condanna di Hamas come organizzazione terroristica e l’accettazione del servizio militare o civile obbligatorio per tutti, inclusi gli ultraortodossi, una questione molto dibattuta.
Dall’istituzione dello stato di Israele nel 1948, gli ebrei ultraortodossi sono stati esentati dal servizio militare, obbligatorio per tutti gli altri cittadini eccetto gli arabi. Questa è diventata una questione problematica, particolarmente accentuata dopo l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza. A giugno 2024, la Corte Suprema israeliana aveva stabilito che gli ultraortodossi dovessero prestare servizio militare, ma le resistenze persistono.
Il partito Ebraismo della Torah Unito si è detto disponibile a trattare con chi garantisca l’esenzione del servizio militare per gli ultraortodossi impegnati nello studio della Torah. Eisenkot, ex capo delle Forze armate israeliane, si è impegnato a rendere il servizio obbligatorio per tutti durante la campagna elettorale, mentre Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu, ha manifestato apertura a un compromesso. Tuttavia, senza il coinvolgimento dei partiti arabi, il blocco di Eisenkot potrebbe non raggiungere la maggioranza.
Anche prima della formazione del governo, le opposizioni mirano a sostituire lo speaker della Knesset, attualmente in carica Amir Ohana del Likud, considerato un fedelissimo di Netanyahu. Nominare uno speaker da un partito della coalizione di opposizione è visto come un passo cruciale per promuovere una commissione d’inchiesta sull’operato del governo il 7 ottobre 2023, giorno degli attacchi di Hamas. Finora, Netanyahu ha evitato tale commissione, ma è richiesta unanimemente dall’intera opposizione.
Attualmente, Netanyahu sembra avere pochi margini per invertire la situazione, a meno che l’opposizione non si divida sul sostegno dei partiti arabi, permettendo così di riproporre un governo di unità nazionale. Negli ultimi giorni, ha sostenuto che l’alta affluenza nei seggi a maggioranza araba sia segno di brogli, e i suoi rappresentanti all’interno della commissione elettorale si sono rifiutati di certificare il voto, che è stato comunque approvato a maggioranza.
Due inchieste sono state aperte: una nei confronti di tre uomini per presunti crimini elettorali e un’altra coinvolge il servizio segreto Shin Bet, che indaga su possibili interferenze estere. Tuttavia, entrambe le indagini sembrano prive di fondamento, e la Corte Suprema ha assicurato che, anche se le indagini siano in corso, il risultato delle elezioni non è in discussione.