La Battaglia di Libera per l’Eutanasia: Diritti e Giustizia
Libera, un nome di fantasia scelto da una donna toscana di 55 anni, desidera profondamente la possibilità di prendere decisioni sulla propria vita e porre fine alle sue sofferenze. Paralizzata a causa di una sclerosi multipla progressiva e dipendente da trattamenti di sostegno vitale, Libera aspira a un suicidio assistito, ma non ha la capacità di somministrarsi il farmaco letale autonomamente. Inoltre, ha espresso la volontà di rimanere lucida e cosciente fino alla fine, rifiutando la sedazione profonda. In questa situazione, è evidente la necessità di un supporto esterno, il che colloca il suo caso nell’ambito dell’eutanasia, riporta Attuale.
Per perseguire i suoi diritti, Libera è supportata da un team legale guidato da Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Insieme, hanno presentato un ricorso d’urgenza al tribunale di Firenze, richiedendo che il suo medico di fiducia possa somministrarle il farmaco necessario, portando così la sua istanza all’attenzione della Corte Costituzionale.
La richiesta di intervento da parte della Consulta è scaturita da un’ordinanza del tribunale fiorentino che, il 30 aprile 2025, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale riguardo all’articolo 579 del Codice penale. Quest’ultimo prevede pene fino a 15 anni per l’omicidio del consenziente, senza alcuna possibilità di eccezione, contrariamente all’articolo 580, che depenalizza l’assistenza al suicidio per donne nelle condizioni di Libera. L’udienza della Corte, che si esprimerà per la prima volta sull’eutanasia, è prevista per l’8 luglio.
La situazione di Libera si protrae da diversi mesi. Dopo un iniziale parere negativo di una commissione che non aveva ritenuto soddisfatto il requisito del trattamento di sostegno vitale, è giunto un successivo parere favorevole. Tuttavia, anche in questo caso, i dettagli sull’utilizzo del farmaco e le modalità sono stati definiti dal medico di fiducia, con l’approvazione dell’azienda sanitaria.
L’azienda sanitaria locale ha anche confermato la validità del protocollo, ma ha continuato a rifiutare l’esecuzione della cosiddetta “fase esecutiva” della procedura a propria spesa. Se questo fosse avvenuto, il medico si troverebbe a dover affrontare la normativa dell’articolo 579, che punisce l’omicidio del consenziente. Nel mese di marzo 2025, l’azienda ha risposto ai richiami di Libera, affermando che non esistono strumenti adatti affinché possa autosomministrarsi il farmaco letale, considerate le sue condizioni fisiche.
Il caso è giunto in aula a Firenze, dove gli avvocati di Libera hanno richiesto al giudice di autorizzare il medico a procedere con la somministrazione del farmaco indicato dall’Asl Toscana nord-ovest. In subordine, hanno anche sollevato la questione di costituzionalità riguardo alla pena prevista per l’omicidio del consenziente.
Libera, inoltre, sta “soffrendo a livelli insopportabili a causa della malattia e di complicazioni aggiuntive,” e attende con urgenza l’intervento della Corte Costituzionale, al fine di poter eliminare queste sofferenze, come aggiunto da Filomena Gallo.
“La decisione – ha commentato Marco Cappato, segretario dell’associazione – solleva un’importante questione riguardante il diritto all’autodeterminazione nel fine vita. Da otto anni, la Corte Costituzionale richiede al legislatore di intervenire a tutela della libertà di scelta per i malati.”
Recentemente, la Regione Toscana ha approvato una legge, oggetto di ampio dibattito, sul suicidio medicalmente assistito. Questa normativa ha permesso a Daniele Pieroni, uno scrittore e poeta di 64 anni, di scegliere di morire il 17 maggio scorso. Tuttavia, come sottolinea Gallo, questa legge non contempla situazioni simili a quelle di Libera.