Shein apre il primo negozio fisico a Parigi tra polemiche e critiche
Mercoledì 5 novembre, Shein, l’azienda cinese di fast fashion, inaugura il suo primo negozio fisico in Francia presso il centro commerciale BHV di Parigi. Tuttavia, questa apertura è avvolta da forti critiche, non solo per la reputazione poco favorevole del marchio e le accuse di pratiche commerciali scorrette, ma anche per la recente denuncia alla procura di Parigi relativa alla vendita di una bambola sessuale con fattezze infantili, riporta Attuale.
Frédéric Merlin, direttore del centro commerciale BHV, inizialmente aveva considerato di annullare l’accordo con Shein, ma è stato convinto dalla gestione della controversia da parte di Donald Tang, presidente dell’azienda. Tang ha annunciato un «divieto totale dei prodotti tipo bambole sessuali» e la rimozione della categoria «prodotti per adulti» dal sito di Shein, aggiungendo che l’azienda collaborerà con le autorità francesi fornendo i nomi degli acquirenti dei prodotti in questione.
Questa situazione ha riacceso le polemiche in Francia, dove l’opinione pubblica aveva già espresso dissenso per l’apertura del negozio. Shein è vista con sospetto per il suo modello di business e la sua origine cinese, e la denuncia presentata ha ulteriormente accentuato le critiche.
Il marchio è stato più volte accusato di sfruttamento del lavoro, con dipendenti costretti a lavorare anche per 17 ore al giorno e retribuiti modestamente. Indagini hanno rivelato la presenza di manodopera minorile nella filiera produttiva di Shein. Oltre ai problemi etici, il modello di produzione dell’azienda è considerato altamente dannoso per l’ambiente, a causa della rapidità con cui vengono prodotti e smaltiti gli abiti, alcuni dei quali contengono materiali inquinanti e nocivi per la salute.
Nonostante le critiche, Shein ha acquisito un’importanza commerciale considerevole in Francia, detenendo circa il 34% del mercato del fast fashion, equamente vicino a marchi come Zara e H&M, che operano da molto più tempo. Oggi, Shein si accapara circa il 32% del budget destinato all’abbigliamento dai consumatori francesi, in aumento rispetto al 18% del 2020, grazie a prezzi contenuti e un continuo aggiornamento sulle nuove tendenze.
Recentemente, l’azienda è stata multata per 40 milioni di euro dall’autorità antitrust francese a causa di pratiche commerciali ingannevoli, in quanto aumentava i propri prezzi poco prima di applicare gli sconti, creando l’illusione di affari vantaggiosi. A settembre, Shein ha ricevuto un’altra multa di 150 milioni di euro dalla commissione nazionale per l’informatica e le libertà (CNIL) per violazioni delle norme sui tracciatori online.
Il governo francese sta ora considerando nuove misure per limitare le operazioni di Shein nel paese. Il ministro dell’Industria, Ronald Rescure, ha avvertito che se tali comportamenti si ripetessero, sarebbe necessario «vietare alla piattaforma di operare sul mercato francese». Anche il ministro del Commercio e delle piccole e medie imprese, Serge Papin, ha espresso l’intenzione di rafforzare gli strumenti del governo per affrontare le «minacce poste da Shein». I rappresentanti dell’azienda saranno convocati all’Assemblea nazionale entro quindici giorni in un’inchiesta sui controlli dei prodotti importati in Francia.
Tuttavia, alcuni esperti e rappresentanti del settore della moda dubitano che il governo abbia le risorse per imporre un divieto effettivo. Pierre-François Le Louët, presidente dell’Unione francese delle industrie della moda e dell’abbigliamento, ha descritto l’iniziativa come una «mossa simbolica». L’avvocato Alexandre Archambault ha ricordato che un eventuale blocco di Shein dovrebbe essere deciso a livello europeo.
Molti operatori del settore lamentano l’inerzia del governo francese nel fronteggiare la crescita di Shein e nell’elaborare una legislazione efficace per affrontare la questione. Una proposta di legge in questo senso è bloccata in Senato da giugno e non verrà ripresa prima del prossimo anno.