Violenza e Controllo nelle Carceri Italiane: La Voce di un Esperto
Firenze, 9 luglio 2025 – “Le carceri sono ormai un luogo pericolosissimo. Sono piazze di spaccio. Il sovraffollamento è solo uno dei problemi”, afferma Emilio Santoro, professore di filosofia del diritto presso l’Università di Firenze, riporta Attuale.
Nuove forme di violenza si manifestano con riferimenti a episodi di anni passati: 2020, 2023. È davvero assurdo pensare che nemmeno il carcere possa considerarsi un luogo sicuro?
“Il rischio di violenza all’interno degli istituti penitenziari è una costante. Tuttavia, lo Stato dovrebbe garantire un controllo totale all’interno delle carceri. La capacità di proteggere i detenuti è indice della capacità dello Stato stesso di svolgere il proprio compito. Quando anni fa, durante le mie ricerche sulle carceri brasiliane, mi trovavo a dover parlare con i leader dei clan per la mia sicurezza, oggi non mi capita più, grazie a una riqualificazione dei sistemi penitenziari in Brasile negli ultimi decenni.”
Le carceri italiane presentano analogie con quelle brasiliane di vent’anni fa?
“Esattamente. Se un procuratore della Repubblica afferma che le carceri non sono sicure, significa che lo Stato ha perso il controllo. È fondamentale riconoscere l’impegno del dottor Tescaroli, che desidera trattare i detenuti come individui la cui sicurezza è una priorità. Se le procure iniziassero indagini approfondite all’interno delle carceri, emergerebbe una realtà di violenza diffusa e incontrollata.”
Il problema della trascuratezza nelle carceri è evidente.
“Le recenti rivolte del 4 giugno e del 5 luglio dimostrano che le nuove leggi, come l’aggravante per la resistenza a pubblico ufficiale, non sono funzionali alla governance delle carceri. Un incremento della pena per i detenuti non riduce le tensioni, anzi, può portare a violenze più gravi, poiché l’alterazione della pena stessa risulta irrilevante. Governare con un sistema che dovrebbe garantire il controllo totale tramite misure penali severe è controproducente e porta a una vita carceraria sempre più disumana.”
Il sovraffollamento è quindi solo una parte di un problema ben più ampio?
“A Prato, il sovraffollamento non è la questione principale, soprattutto considerando che la situazione è al limite… il dato assurdo riguarda i 3 metri quadrati per detenuto. Passare 20 ore su 24 in una cella di 3 metri quadrati, con temperature che sfiorano i 40 gradi, è insostenibile. L’ora d’aria, programmata dalle 14:00 alle 16:00 in un cortile di cemento, si trasforma in una tortura, costringendo i detenuti a rimanere chiusi per 24 ore.”
L’associazione che ha fondato, Altro Diritto, ha avuto l’opportunità di visitare le carceri di Prato?
“Negli ultimi mese e mezzo, come un tempo nelle carceri brasiliane, gli agenti ci comunicano che non possiamo accedere a nessuno dei quattro piani della media sicurezza per motivi di sicurezza. Una nostra operatrice ha dovuto abbandonare la visita dopo aver atteso per un paio d’ore, poiché la temperatura interna superava i 38 gradi e stava per svenire. In un altro carcere, la mancanza di ventilatori, per timore di possibili abusi, evidenzia l’incapacità dello Stato di gestire le carceri, con la conseguenza di privare i detenuti di una vita dignitosa.”