Accordo sui dazi, testo atteso a Bruxelles con molti punti irrisolti

29.07.2025 07:45
Accordo sui dazi, testo atteso a Bruxelles con molti punti irrisolti

Incertezze sui dazi tra UE e USA: prospettive e sfide

I rappresentanti diplomatici di Washington, Bruxelles e tra i Paesi europei più coinvolti, Italia inclusa, stanno intensificando i propri sforzi per formalizzare, entro il prossimo venerdì, l’accordo scritturale derivante dall’incontro tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, riporta Attuale. Tuttavia, con la presenza del presidente statunitense, è lecito attendersi possibili cambiamenti improvvisi e ripensamenti. Questo ha generato un’atmosfera di apprensione e incertezza che pervade i mercati finanziari e le relazioni internazionali, riflettendosi in preoccupazioni diffuse tra i governi.

La questione della fiducia è centrale in questo frangente. Attualmente, il piano prevede pochi punti fissi. In particolare, il dazio di riferimento si attesta al 15%, applicabile a circa il 70% delle merci europee esportate negli Stati Uniti. Ad oggi, il valore totale dell’export ammonta a 531 miliardi di euro, contribuendo a un surplus di 198,2 miliardi a favore della UE. È fondamentale sottolineare che questo incremento dei dazi implica una pesante penalizzazione per diversi settori.

Le uniche eccezioni significative riguardano il settore automobilistico, dove i dazi passeranno dal 27,5% al 15%. In relazione agli altri prodotti, si stanno proseguendo le negoziazioni.

Un tema cruciale è quello dell’acciaio, con l’intenzione degli europei di tornare a un sistema di quote, implementato durante la presidenza di Biden. Sebbene Trump avesse introdotto un dazio straordinariamente alto, pari al 50%, questa tassa sarebbe applicabile solo oltre una certa soglia di esportazione. La strategia è di impostare questa soglia in modo tale da coincidere con l’attuale volume di vendite. Di conseguenza, le aziende siderurgiche europee sarebbero soggette al dazio del 50% solo se decidessero di aumentare le esportazioni verso gli USA. Tuttavia, il mercato sembra muoversi in direzione opposta, con i principali produttori europei, compresi quelli italiani, che hanno già iniziato a ritirarsi gradualmente dal mercato statunitense. In cambio, gli europei sono disposti a siglare un accordo per limitare le esportazioni di acciaio cinese, oltre a quelle di rame e alluminio.

Il Commissario UE per il Commercio, Maros Šefcovic, ha coniato il termine “alleanza transatlantica dei metalli”, sebbene non abbia chiarito i dettagli pratici di tale intesa.

Un altro aspetto incerto è il destino dei prodotti farmaceutici. L’accordo prevede una tariffa del 15%, ma le autorità statunitensi stanno conducendo un’inchiesta per valutare la necessità di misure protezionistiche più severe. Alcuni medicinali generici potrebbero, comunque, rientrare nella “lista magica” delle merci totalmente esenti da dazi.

La questione del vino e dell’agroalimentare è particolarmente cruciale per l’Italia. Le trattative sono in corso per ottenere un prelievo medio decisamente inferiore al 15%, con i vari governi che avanzano richieste per includere o escludere determinati prodotti nel pacchetto dazi.

Parallelamente, la Commissione Europea sta preparando un elenco di merci “made in USA” che potrebbero entrare in Europa a dazio zero. Questo volume ammonta già a circa 70 miliardi di euro, all’interno di un import totale di 334 miliardi di euro provenienti dagli Stati Uniti. È necessario fare chiarezza anche sui due principali impegni assunti dalla UE. Von der Leyen ha dichiarato che l’Unione acquisterà, entro il 2028, energia prodotta in America per un valore di 750 miliardi di euro, ossia circa 250 miliardi all’anno. Tuttavia, questo obiettivo sembra irrealizzabile, poiché nel 2024 la UE ha importato gas naturale liquido per 76,9 miliardi di euro. È impensabile triplicare il traffico in un anno, tenendo conto che le forniture si basano sulla domanda delle aziende, influenzate dai prezzi, piuttosto che da obblighi politici.

Lo stesso vale per i 600 miliardi di investimenti diretti negli Stati Uniti. Finora, le informazioni disponibili indicano che “arriveranno da aziende private”. È probabile che a Bruxelles si stia cercando di includere stanziamenti già previsti da tempo, al fine di attenuare quello che si prospetta come un ingente trasferimento di capitali. Nel calcolo potrebbero rientrare anche investimenti finanziari, come l’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche europee.

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