Accordo tra governo siriano e curdi per cessate il fuoco e controllo dei territori

19.01.2026 10:45
Accordo tra governo siriano e curdi per cessate il fuoco e controllo dei territori

Accordo di cessate il fuoco in Siria: i curdi si arrendono al governo di al Sharaa

Domenica, dopo settimane di intensi combattimenti, il governo siriano e le Forze democratiche siriane (SDF) hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco. Questo accordo prevede la dissoluzione effettiva delle SDF, la loro integrazione nell’esercito regolare siriano e la cessione allo stato di gran parte dei territori controllati dai curdi, riporta Attuale.

Si tratta di concessioni significative da parte dei curdi, debilitati dai recenti conflitti e privi di supporto esterno. L’accordo è considerato una vera e propria resa da parte delle SDF e rappresenta una netta vittoria per il presidente siriano, Ahmed al Sharaa.

Secondo i termini dell’accordo, i curdi devono trasferire immediatamente al governo siriano le province a maggioranza araba di Raqqa e Deir Ezzor, da anni sotto il loro controllo. In queste ore, l’esercito siriano ha già occupato gran parte di questi territori, mentre le SDF si ritirano. Queste province, infatti, sono tra le più ricche di giacimenti petroliferi, che, secondo l’accordo, verranno trasferiti sotto il diretto controllo del governo centrale. Nonostante una richiesta di condivisione dei profitti della vendita del petrolio, è improbabile che tale accordo venga raggiunto.

Il governo siriano non controlla solo i giacimenti petroliferi, ma si appresta a prendere il controllo di tutti i valichi di confine e delle infrastrutture vitali, inclusi i progetti idraulici sul fiume Eufrate. Così, ai curdi rimarrà un certo livello di autonomia soltanto nella provincia di Hasakah, tuttavia, anche lì il governatore sarà nominato dal governo centrale.

Dal punto di vista militare, le SDF avevano inizialmente richiesto di mantenere le proprie formazioni all’interno dell’esercito siriano. L’accordo, tuttavia, prevede che i combattenti curdi entrino nell’esercito come singoli individui, al fine di prevenire eventuali manifestazioni di solidarietà tra le truppe. Il governo centrale assumerà anche il controllo dei campi di prigionia dove sono detenuti migliaia di combattenti dello Stato Islamico e delle loro famiglie.

In un tentativo di attenuare i colpi per la comunità curda, al Sharaa ha firmato un decreto che offre garanzie culturali e sociali. Il curdo sarà riconosciuto come lingua nazionale, non ufficiale, e potrà essere insegnato nelle scuole delle regioni a maggioranza curda. Inoltre, il Nowruz, festa del nuovo anno per i curdi e altre popolazioni, sarà riconosciuto come festività nazionale. Ai curdi verrà concessa la piena cittadinanza siriana e la possibilità di ottenere un passaporto, un diritto negato per decenni dal regime degli Assad.

I curdi rappresentano circa il dieci per cento della popolazione siriana, avendo conquistato durante la guerra civile (2011-2024) il controllo di oltre il 30 per cento del paese, in particolare nel nord-est. In quell’area, avevano instaurato un governo de facto indipendente, con istituzioni proprie e le SDF come forze armate. Sin dai primi mesi dopo la caduta del regime di Bashar al Assad, il nuovo governo di al Sharaa ha avviato trattative per reintegrare la comunità curda in un contesto di stato unitario.

Un primo accordo era stato raggiunto a marzo, ma non era mai stato attuato a causa di sospetti reciproci. Nel frattempo, il governo di al Sharaa ha represso con violenza altre minoranze, come i drusi a sud e gli alawiti lungo le coste. Negli ultimi tempi, l’esercito siriano ha intensificato le sue operazioni nei territori curdi, compiendo significativi avanzamenti sul campo. A inizio gennaio, dopo duri scontri, ha scacciato le forze curde da Aleppo, dove le SDF avevano una minima presenza militare, e nei giorni scorsi ha lanciato attacchi ai territori curdi a nord-est, mentre la comunità curda ha dovuto fronteggiare anche pressioni diplomatiche da parte degli Stati Uniti.

Di fronte a tali pressioni militari e diplomatiche, il comandante delle SDF, Mazloum Abdi, ha firmato l’accordo di domenica, sebbene questo risulti fortemente svantaggioso. In un videomessaggio, Abdi ha promesso di spiegare le motivazioni della sua scelta alla popolazione curda «nei prossimi giorni».

1 Comments

  1. Non ci posso credere a quello che sta succedendo in Siria, una situazione così complessa… I curdi avevano lottato tanto e ora si arrendono in questo modo. Che tristezza vedere che, nonostante le promesse di autonomia, il governo di al Sharaa prenda tutto il potere. E noi qui a preoccuparci delle nostre piccole cose quotidiane…

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