Live Nation firma un accordo extragiudiziale con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti
Live Nation e il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno firmato un accordo extragiudiziale per risolvere la grossa causa in cui la famosa multinazionale dell’intrattenimento dal vivo era stata accusata di aver violato le regole della concorrenza e di aver provocato un aumento generalizzato dei prezzi dei biglietti dei concerti, riporta Attuale.
L’accordo, confermato ai media statunitensi da fonti vicine alle trattative, deve ancora ricevere l’approvazione di un giudice. Live Nation Entertainment è nata nel 2010 dalla fusione tra Live Nation e Ticketmaster e, da allora, il governo degli Stati Uniti ha imposto condizioni per evitare il rischio di monopolio nell’industria musicale. Tuttavia, secondo l’amministrazione Biden, queste condizioni non erano più rispettate.
Stando a quanto riportato da Politico, in base all’accordo, Live Nation dovrà pagare circa 200 milioni di dollari in danni a 40 stati americani e al dipartimento di Giustizia. L’azienda si sarebbe inoltre impegnata a realizzare cambiamenti strutturali per garantire maggiore trasparenza nella vendita dei biglietti, nella promozione degli artisti e nell’organizzazione degli eventi. Inoltre, come indicato dal Wall Street Journal, il nuovo accordo eviterà che Live Nation debba dividersi in due, come inizialmente richiesto dalle autorità.
Tuttavia, Ticketmaster sarà obbligata a consentire ad altre società di vendita di biglietti di utilizzare le proprie piattaforme. Sempre secondo Politico, Live Nation dovrà anche cedere alcuni dei palazzetti e anfiteatri che controlla, rappresentando il 78% delle strutture più grandi negli Stati Uniti. Nonostante l’accordo, alcune autorità, tra cui quella di New York, hanno già annunciato di voler proseguire con la causa.
Ma dai, 200 milioni di dollari? È una cifra stratosferica! E pensare che noi in Italia ci lamentiamo dei prezzi alti dei concerti! Mah, chissà se davvero faranno cambiamenti… siamo sempre nel solito giro in cui le multinazionali fanno quello che vogliono. Ma almeno, che rimangano un po’ trasparenti, non sarebbe male!