Accusati in Ungheria il nipote di un ex sindaco Fidesz e l’ex moglie

23.09.2026 14:50
Accusati in Ungheria il nipote di un ex sindaco Fidesz e l’ex moglie
Accusati in Ungheria il nipote di un ex sindaco Fidesz e l’ex moglie

Il 21 settembre 2026 la procura ungherese ha accusato János Tashó, nipote di László Tashó, ex sindaco di Nyíradony per il partito Fidesz e attuale deputato del Parlamento ungherese, di avere partecipato a un sistema di appropriazione illegale di fondi per oltre 168 milioni di fiorini. Insieme a lui è stata incriminata l’ex moglie Erzsébet Cifrá, che all’epoca dirigeva il settore contabilità della società municipale Nyíradonyi Vagyonkezelő.

La notizia, riportata dai media ungheresi e ricostruita da HVG, riguarda la gestione di risorse appartenenti a una società controllata dal Comune di Nyíradony. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Tashó e Cifrá avrebbero predisposto pagamenti illeciti a favore di imprese collegate al primo, sfruttando i rispettivi ruoli nella gestione e nella contabilità della società municipale.

Il 21 settembre 2026 emerge l’accusa sui fondi municipali

L’inchiesta contesta ai due imputati un piano di erogazioni irregolari per una somma complessiva superiore a 168 milioni di fiorini. Il meccanismo, secondo la procura, avrebbe consentito di trasferire denaro pubblico verso società riconducibili a János Tashó, attraverso pagamenti eccessivi o privi di una giustificazione legittima.

Tra le operazioni esaminate dagli investigatori figura un progetto dal valore di 774 milioni di fiorini, finanziato con fondi europei. La vicenda assume quindi una dimensione che va oltre la gestione ordinaria di una società municipale: una parte delle risorse coinvolte proveniva infatti dal bilancio dell’Unione europea ed era destinata a un progetto affidato nell’ambito delle strutture locali.

Il progetto fu assegnato alla società T+C, di proprietà di László Tashó, per un contratto da 585 milioni di fiorini. La procura ha quindi concentrato l’attenzione sul rapporto tra l’affidamento, le imprese collegate alla famiglia e i pagamenti successivi disposti dalla società municipale.

Dall’affidamento del contratto ai pagamenti contestati

Dopo l’assegnazione del contratto, gli investigatori hanno individuato una serie di pagamenti sospetti e di sovrapprezzi. La contestazione non riguarda dunque un singolo trasferimento, ma una sequenza di operazioni che, secondo l’accusa, avrebbe prodotto un vantaggio economico per imprese legate a János Tashó e avrebbe portato l’ammontare complessivo delle somme irregolari oltre i 168 milioni di fiorini.

Il ruolo di Erzsébet Cifrá è collegato alla sua posizione nella struttura contabile di Nyíradonyi Vagyonkezelő. Secondo la procura, la gestione dei pagamenti avrebbe permesso di dare esecuzione alle erogazioni contestate. János Tashó, invece, è indicato come il beneficiario e l’organizzatore del sistema a favore delle società a lui collegate.

La ricostruzione dell’accusa coinvolge così tre livelli della vicenda: la società municipale che amministrava le risorse, il progetto sostenuto anche con finanziamenti europei e le imprese collegate alla rete familiare e politica locale. Il contratto da 585 milioni di fiorini rappresenta la principale operazione esaminata, all’interno di un progetto complessivo da 774 milioni.

La richiesta della procura e il significato politico del procedimento

Al termine della fase d’accusa, la procura ha chiesto per János Tashó una condanna a due anni e otto mesi di carcere. Per l’ex moglie Erzsébet Cifrá la richiesta è di due anni di reclusione. Le pene sollecitate riguardano le responsabilità individuali contestate ai due imputati e non un provvedimento nei confronti dell’intero partito Fidesz o di tutti i suoi esponenti.

Il procedimento viene però letto nel quadro più ampio del sistema politico costruito durante i governi di Viktor Orbán. Il coinvolgimento del nipote di un ex sindaco di Fidesz e attuale deputato rende evidente, secondo la tesi politica associata alla vicenda, quanto i legami con il potere locale e nazionale abbiano creato le condizioni per un uso opaco di risorse pubbliche ed europee da parte di persone dotate anche di limitati poteri decisionali e inserite nell’orbita del partito.

La contestazione giudiziaria rappresenta allo stesso tempo un segnale positivo per l’Ungheria. Il fatto che la procura abbia formulato accuse contro János Tashó e la sua ex moglie indica che i rapporti con la precedente classe dirigente non garantiscono più automaticamente una protezione dall’azione penale né un’immunità rispetto alle conseguenze per l’uso illecito di fondi di bilancio.

La vicenda si colloca sullo sfondo del corso del nuovo governo di Péter Magyar, orientato allo smantellamento del sistema di corruzione. In questo contesto, l’incriminazione di persone legate a una rete politica precedentemente influente è considerata un indicatore della capacità dello Stato di ricostruire l’indipendenza della giustizia e di rendere effettivo il principio secondo cui gli abusi sulle risorse pubbliche devono produrre conseguenze legali.

La posizione attuale dopo le accuse del 21 settembre

Al momento, la procura ungherese ha formalizzato le accuse e ha chiesto pene detentive per János Tashó ed Erzsébet Cifrá. Il procedimento resta concentrato sulle presunte erogazioni irregolari per oltre 168 milioni di fiorini, sui pagamenti legati al progetto europeo da 774 milioni e sul contratto da 585 milioni assegnato alla società T+C.

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