Il doppio gioco degli ‘scorta privata’
La scoperta ha confermato i peggiori sospetti dei servizi di intelligence europei: a bordo della petroliera Boracay, sequestrata dalla Francia nel settembre 2025 al largo delle sue coste, non c’erano solo marinai. Tra l’equipaggio sono stati identificati due agenti delle forze di sicurezza russe, camuffati da addetti alla sicurezza privata. I due uomini, impiegati dalla compagnia russa Moran Security Group, avevano il compito ufficiale di proteggere la nave, ma secondo le indagini francesi svolgevano attività di monitoraggio e raccolta di informazioni sensibili. Uno di loro è un ex ufficiale di polizia con un passato nel Gruppo Wagner, mentre la stessa Moran Security Group sarebbe stata fondata da ex membri dell’FSB, il servizio segreto interno russo. La loro presenza evidenzia un modello operativo consolidato: l’utilizzo di contractor militari privati come copertura per operazioni di intelligence all’estero, creando una cortina fumogena di plausibile negazione per il Cremlino.
Questa architettura ibrida, che mescola Stato, servizi segreti e reti paramilitari private, non è nuova. È stata perfezionata in teatri come l’Ucraina del Donbas, la Siria e diverse nazioni africane. La novità è la sua applicazione nel cuore marittimo dell’Europa, a bordo di navi commerciali. Gli ‘addetti alla sicurezza’ non si limitano a controllare l’equipaggio: osservano le procedure dei porti, registrano i tempi di reazione delle guardie costiere, mappano le infrastrutture critiche e potenzialmente tracciano movimenti militari. La navigazione civile diventa così una piattaforma mobile per operazioni di spionaggio, trasformando ogni petroliera fantasma in un potenziale avamposto di intelligence.
La flotta fantasma: bypassare le sanzioni e raccogliere intelligence
La petroliera Boracay è una pedina nella vasta ‘flotta ombra’ russa, una rete di vecchie navi cisterna battenti bandiere di comodo, con proprietà opache e assicurazioni inesistenti. Questo sistema parallelo è nato come risposta immediata alle sanzioni occidentali sul petrolio e sul gas, imposte dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022. Ogni barile di greggio trasportato al di fuori dei meccanismi del price cap fornisce a Mosca valuta pregiata per finanziare la sua macchina da guerra. Ma la funzione della flotta ombra va ben oltre la mera evasione delle restrizioni economiche.
Gli esperti di sicurezza marittima avvertono che queste navi rappresentano un vettore ideale per operazioni ibride. Possono essere utilizzate per il trasporto occulto di materiali a doppio uso, per testare la risposta delle marine NATO, o come base per lanciare droni di sorveglianza. Il sospetto è che il Boracay possa essere collegato a una serie di voli non autorizzati di droni sopra la Danimarca nell’ultimo anno, comprese incursioni su grandi aeroporti e installazioni militari. In questo quadro, la flotta ombra non è solo un expediente finanziario, ma un elemento chiave di una strategia più ampia di destabilizzazione e pressione costante lungo i confini marittimi dell’Unione Europea.
Rischi ambientali e di sicurezza per l’Europa
Oltre alle minacce alla sicurezza, la flotta ombra rappresenta una bomba ecologica a orologeria per le coste europee. La maggior parte di questi tanker sono unità obsolete, spesso in cattive condizioni di manutenzione, che navigano senza adeguate coperture assicurative. Un incidente vicino a un litorale sensibile – come quello bretone, dove è stato intercettato il Boracay – potrebbe scatenare un disastro ambientale di proporzioni enormi, per il quale nessuno assumerebbe la responsabilità legale o finanziaria. Il rischio è calcolato: Mosca sfrutta la vulnerabilità dell’Europa alla minaccia di un disastro ecologico come ulteriore elemento di leva.
La questione tocca quindi sia la sicurezza collettiva che la protezione ambientale. L’incapacità di monitorare e controllare efficacemente queste navi crea una falla nel sistema di difesa europeo. Le operazioni ibride russe, che spaziano dalle cyber-attacchi alle campagne di disinformazione e ora alle incursioni marittime, si alimentano a vicenda. La flotta ombra fornisce la piattaforma fisica e logistica per completare questo puzzle offensivo, operando in una zona grigia del diritto internazionale dove le risposte convenzionali faticano ad arrivare.
La risposta europea tra azioni concrete e veti politici
Il sequestro del Boracay da parte delle autorità francesi nel settembre 2025 ha segnato una svolta simbolica. Per la prima volta, un paese europeo è passato dalle dichiarazioni di condanna a un’azione esecutiva tangibile contro una nave della flotta ombra. Le forze speciali sono salite a bordo, il capitano e il primo ufficiale sono stati trattenuti per interrogatori. Alla fine di febbraio, il comandante della nave dovrà affrontare un processo in contumacia a Brest, accusato di aver rifiutato di obbedire agli ordini della guardia costiera francese. Questa azione dimostra che il diritto marittimo internazionale, se applicato con determinazione politica, può essere uno strumento di deterrenza efficace.
Tuttavia, la risposta coordinata dell’UE rimane ostacolata dalle divisioni interne. Il ventesimo pacchetto di sanzioni proposto dalla Commissione Europea include un divieto totale sui servizi marittimi – assicurazione, spedizione, manutenzione e accesso ai porti – per le petroliere che trasportano greggio russo, con l’aggiunta di altre 43 navi della flotta ombra alla lista nera. Questo strumento cruciale è attualmente bloccato dal veto dell’Ungheria, creando una pericolosa vulnerabilità che Mosca sfrutta senza scrupoli. La persistenza di un singolo paese nel sabotare le misure di sicurezza collettiva evidenzia le profonde faglie all’interno del progetto europeo, proprio mentre la minaccia ibrida russa si fa più sofisticata e pervasiva.
L’episodio del Boracay non è un caso isolato, ma un campanello d’allarme. Rivela un modus operandi in cui il commercio marittimo diventa un’arma, le società private uno schermo e la negazione plausibile una strategia. Per l’Europa, la posta in gioco è chiara: contrastare la flotta ombra russa non è più solo una questione di politica economica, ma una necessità urgente per la sicurezza nazionale, la stabilità regionale e la difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole. Il tempo a disposizione per una risposta unita e risoluta sta rapidamente scadendo.