Visita storica alla Casa Bianca: il presidente siriano Ahmad al Sharaa inizia a costruire legami con gli Stati Uniti
DALLA NOSTRA INVIATA
GERUSALEMME Una partita a basket e una stretta di mano possono realmente trasformare un leader jihadista in un presidente con cui fare accordi economici e militari? Questa domanda aleggia tra Washington e il Medio Oriente mentre, per la prima volta dal 1946, un presidente siriano entra alla Casa Bianca, riporta Attuale.
Ahmad al Sharaa, ex Al Jolani e ex leader di Hayat Tahrir al-Sham, figura cruciale nella caduta di Bashar Assad, ha attirato l’attenzione di Donald Trump, che lo ha definito un “vero duro”. I due si sono incontrati per la prima volta a Riad a maggio. Nelle ultime ore, un video ha mostrato al Sharaa mentre palleggiava con il comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, l’ammiraglio Charles B. Cooper II, e il generale di brigata Kevin J. Lambert, segno di come i militari che hanno combattuto il Califfato in Medio Oriente ora stiano sostenendo il fondatore del Fronte Al Nusrah, un’affiliata di Al Qaeda. Si tratta di un’evoluzione notevole, considerando che dieci anni dopo l’inizio della guerra al terrorismo, Damasco viene vista come centrale nella lotta contro il terrorismo. Per evitare inconvenienti per il nuovo ospite della Casa Bianca, poche ore prima dell’arrivo di al Sharaa, le nuove forze di sicurezza siriane, composte in gran parte da miliziani qaedisti, hanno condotto 61 raid e arrestato 71 persone nell’ambito di una campagna per neutralizzare la minaccia dello Stato Islamico.
Secondo l’inviato statunitense in Siria, Tom Barrack, al Sharaa firmerà un accordo per unirsi alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico, con l’istituzione di una zona demilitarizzata lungo il confine meridionale. Fonti di Reuters segnalano che gli Stati Uniti hanno condotto missioni di ricognizione presso la base aerea di Damasco negli ultimi mesi, e le infrastrutture sono pronte per l’uso, con C-130 già atterrati per test operativi. Inoltre, il dipartimento di Stato ha rimosso l’ex leader jihadista dalla lista nera, mentre il giorno precedente, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato per revocare le sanzioni contro il presidente siriano, con 14 membri a favore, inclusa la Russia, e nessun voto contrario, segno di un’alleanza che sembra prosperare, almeno temporaneamente, anche agli occhi di Putin. D’altro canto, il governo siriano si è impegnato a collaborare nella ricerca degli americani scomparsi, in cambio di una parte dei 216 miliardi di dollari stimati dalla Banca mondiale necessari per la ricostruzione del paese.
La resistenza delle minoranze e le forze opposte alle tendenze autoritarie del governo di Damasco, risalenti ai tempi del mandato francese, potrebbero influenzare l’operato del nuovo governo. Hassan Hassan, giornalista statunitense di origini siriane, avverte: “le Sdf (le milizie curde del nord-est siriano), i separatisti drusi e alawiti sostenuti da Israele potrebbero unirsi per rovesciare al Sharaa”. Questo scenario potrebbe rimandare la Siria a una situazione critica, nuovamente sfavorevole per la sua popolazione più vulnerabile, i sunniti.