Alberto Trentini e Mario Burlò tornano a casa dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela
Roma – Finalmente si è tenuto l’incontro tanto atteso da quattordici mesi: mamma Armanda ha abbracciato con commozione il figlio, Alberto Trentini, al momento del suo arrivo a Roma. La premier Giorgia Meloni, presente sotto la scaletta dell’aereo di Stato che ha riportato a casa il quarantaseienne veneziano e il piemontese Mario Burlò, 52 anni, ha espresso il suo sollievo, dichiarando: “Sai che è stata tanto in pensiero per te”, riporta Attuale.
I due ex detenuti nelle carceri venezuelane, liberati a novembre 2024, non avrebbero subito torture e le loro condizioni di salute sono risultate complessivamente buone, nonostante i mesi di dura detenzione e la tensione degli ultimi giorni in cui i loro nomi non figuravano nella lista divulgata dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez.
Il volo è atterrato sulla pista di Ciampino alle 8.47, accolto con gioia dalla Meloni, dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dalle famiglie. Con i due uomini ha viaggiato anche il generale di Corpo d’armata Giovanni Caravelli, a conferma del ruolo fondamentale dell’intelligence italiana, che ha pagato un alto prezzo per il recupero dei detenuti. La situazione attuale del governo in Venezuela, dimostrata dalla recente svolta della Rodriguez, evidenzia il cambio di atteggiamento rispetto ai dissidenti che erano stati imprigionati in precedenza.
Alberto Trentini ha ringraziato più volte la premier, la quale ha risposto scherzando. La famiglia Trentini ha affidato alla legale Alessandra Ballerini le proprie emozioni, esprimendo un mix di felicità e tristezza: “Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni. Da ora in poi abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi”.
Mentre la mamma Armanda tornava a casa a Lido di Venezia, Alberto è rimasto a Roma per essere interrogato dalla Procura, pratica consueta in caso di indagini su crimini avvenuti all’estero.
Mario Burlò ha condiviso le sue esperienze terribili in detenzione, affermando di aver temuto per la sua vita, descrivendo la sua detenzione come un vero e proprio sequestro, in cui gli era stato imposto di assumere un’identità politica falsa e minacciato con anni di carcere.
Il ministro Tajani ha affermato che entrambi i liberati si trovano “in ottime condizioni di salute, anche da un punto di vista psicologico. Sono molto forti nonostante il periodo di detenzione. Burlò ha espresso di non essersi mai sentito solo, sapendo che il governo lo sosteneva”. Il governo italiano continua a lavorare per liberare ulteriori detenuti politici, con 42 italiani attualmente ancora prigionieri, 24 dei quali oppositori del governo precedente.