Sarno (Salerno), 21 febbraio 2026 – L’avvocato Antonio Carrella, parte civile nel processo per l’alluvione di Sarno (1998), ha dichiarato che la sentenza di condanna della Cassazione, emessa nel 2013, ha dato origine a una continua disputa tra il Comune e lo Stato riguardo ai risarcimenti per le vittime di quel disastro, 137 solo a Sarno. “A processo sono andati l’allora sindaco e l’ex assessore. Le parti civili hanno chiamato in causa anche il ministero degli Interni e la presidenza del Consiglio. Secondo noi, il sindaco ha omesso di evacuare le zone colpite dalle frane, come previsto dal suo ruolo di autorità locale di Protezione Civile. Questo è il collegamento”, riporta Attuale.
Il processo per la strage di Sarno
La vicenda del disastro è complessa. Il legale sottolinea: “Il primo cittadino è stato assolto in primo e secondo grado e nel 2013 è stato condannato dalla Cassazione, che ha annullato la sentenza di assoluzione con rinvio alla Corte d’Appello di Napoli. La Suprema Corte ha poi rigettato il ricorso dell’imputato. Anche la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha seguito lo stesso percorso. La condanna è stata di 6 anni di reclusione, 4 dei quali subito condonati. L’ex sindaco ha così scontato due anni con misure alternative alla detenzione, tra cui l’affidamento ai servizi sociali. Non è mai andato in carcere”.
Il lavoro del Comitato Rinascere
L’associazione “Rinascere. Associazione delle vittime delle frane del 5 maggio 1998” ha svolto un attento monitoraggio della vicenda giudiziaria. Il presidente Antonio Milone, figlio di Gaetano, uno delle 137 vittime di Sarno, ha sottolineato la necessità di una legge quadro che stabilisca i criteri per i risarcimenti in caso di responsabilità di enti o persone incapaci di far fronte a somme ingenti.
Perché è importante il processo di Sarno
L’effetto diretto di questa sentenza, come evidenziato dall’avvocato Carrella, è stata “una condanna generica dell’ex sindaco come persona fisica e di tutti i responsabili civili citati. La Corte d’Appello ha ritenuto congruo condannare a una provvisionale immediatamente esecutiva a favore di ogni parte civile di 30.000 euro, delegando poi al giudice civile la quantificazione dei danni”.
La strage di Sarno e i risarcimenti
Nessuno sa davvero quale sia il conto totale dei risarcimenti a Sarno. “Gran parte dei pagamenti sono stati effettuati dalla presidenza del Consiglio dei Ministri – osserva l’avvocato –. Alcuni colleghi hanno attivato le esecuzioni verso il Comune di Sarno, generando ulteriori contenziosi. Lo Stato, comunque, non ha provveduto prontamente ai pagamenti; sono state necessarie azioni esecutive e pignoramenti presso la Banca d’Italia”.
La prevedibilità dell’evento
E perché risulta così difficile individuare le responsabilità nei processi per disastro o omicidio colposo in Italia? “I reati di questa natura si caratterizzano per l’inevitabile complessità del loro accertamento. Essa richiede spesso l’intervento di consulenti tecnici per definire la prevedibilità e l’inevitabilità dell’evento. In uno stato di diritto, un accertamento dei fatti è imprescindibile. Ebbene, lo Stato dovrebbe farsi carico di indennizzi per ogni vittima, indipendentemente dall’accertamento penale. Tuttavia, tali processi necessitano di essere più rapidi. La durata è il cancro del nostro sistema”.
I disastri e le sentenze storiche
Ma le sentenze sui disastri stabiliscono realmente la giurisprudenza? “Quella di Sarno è da considerarsi una sentenza storica – afferma Carrella – poiché ha riconosciuto la responsabilità dell’ex sindaco. Tuttavia, questo Paese tende a dimenticare, e eventi come Sarno, sul piano delle sentenze, dovrebbero servire da monito per un’azione politica correttiva. Le visioni politiche, infatti, sono spesso assenti: ideare interventi radicali sul territorio può non garantire un immediato ritorno elettorale. La fragilità del nostro territorio si rivela a ogni pioggia torrenziale”.