Amazzonia: l’omicidio del leader Guarani Kaiowá durante la COP30 in Brasile

20.11.2025 00:05
Amazzonia: l'omicidio del leader Guarani Kaiowá durante la COP30 in Brasile

Amazzonia: la voce che il mondo non vuole ascoltare

Bentrovati, Vicente Fernandes Vilhalva, portavoce del popolo Guarani Kaiowá, è stato ucciso a bruciapelo il 16 novembre, mentre a Belém, in Brasile, si discuteva alla COP30 della salvaguardia della foresta e dei diritti delle popolazioni indigene. L’aggressione è avvenuta quando almeno venti sicari hanno attaccato la comunità di Pyelito Kue, la quale aveva recentemente rioccupato parte della sua terra ancestrale, nel sud del Paese. Altre quattro persone sono rimaste ferite, riporta Attuale.

Un leader della comunità ha raccontato a Repórter Brasil: «Eravamo circondati. I sicari non sono venuti per dialogare, ma hanno iniziato a sparare. Non avevamo armi per difenderci». La situazione è critica, con le forze di sicurezza che non proteggono i diritti degli indigeni. La comunità Guarani Kaiowá di Pyelito Kue, sfrattata decenni fa dalle proprie terre nello stato di Mato Grosso do Sul, vive da oltre dieci anni in una zona sovraffollata. «A causa della fame, abbiamo deciso di rivendicare la nostra terra», ha dichiarato survival International, sottolineando che gran parte del loro territorio è occupied by agribusiness.

Vilhalva, morto nel conflitto, rappresentava la lotta della comunità per la sopravvivenza e la salvaguardia del Tekoha Guasu, il loro territorio ancestrale. FUNAI, l’Agenzia brasiliana per gli affari indigeni, ha tentato di demarcare questa terra nel 2013, ma il processo si è arenato, contravvenendo sia alla legge brasiliana che a quella internazionale. La violenza contro le comunità indigene continua, aggravata dalla crescente pressione delle agroindustrie.

Durante la COP30, sono stati presenti oltre 900 rappresentanti indigeni, ma nonostante gli sforzi, le loro voci non sono state ascoltate come dovrebbero. «Vogliamo un finanziamento diretto», ha chiesto Adriano Karipuna, leader del popolo Karipuna, sottolineando l’assoluta mancanza di rispetto e consultazione da parte dello stato brasiliano riguardo le decisioni che impattano le loro terre.

Allo stesso tempo, i leader politici mondiali hanno affermato di sostenere i diritti dei popoli indigeni in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici. Tuttavia, la disconnessione tra le dichiarazioni e la realtà rimane allarmante. La corruzione e l’assenza dello stato nella protezione dei diritti indigeni sono evidenti e denunciate dalla comunità stessa in numerose occasioni.

La situazione è critica e l’ammontare delle risorse allocate per gli indigeni è insufficiente, lasciando aperte le domande riguardo la destinazione di questi fondi. La necessità di azioni concrete e di un ascolto attivo delle comunità indigeni non è mai stata così urgente. La lotta per la terra, la vita e la dignità continua, ma le parole da sole non bastano, servono azioni concrete.

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