Analisi del caso Poggi: nuove evidenze sul tentativo di difesa della vittima

22.03.2026 05:05
Analisi del caso Poggi: nuove evidenze sul tentativo di difesa della vittima

Nuove rivelazioni sul caso di Chiara Poggi: segni di colluttazione riscontrati sul corpo della vittima

Chiara Poggi avrebbe lottato a lungo con il suo assassino mentre veniva colpita, con tracce visibili del tentativo di difendersi. Questa è l’indiscrezione emersa dall’ultima consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, presentata alla Procura di Pavia lo scorso 23 febbraio. Tale consulenza rimane segreta e non è attualmente accessibile alle parti, riporta Attuale.

La Procura, guidata da Fabio Napoleone, ha affidato nuove verifiche all’apprezzata antropologa e medico legale, professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università Statale di Milano. Questa consulenza è stata richiesta per fornire una valutazione più approfondita sugli elementi raccolti, sia in ambito medico-legale riguardo alla vittima, sia sul luogo del delitto. Questa indagine si affianca a una relazione precedentemente redatta dal Ris di Cagliari, che ha effettuato nuove misurazioni tridimensionali e analisi delle macchie di sangue, depositata in Procura già dallo scorso settembre ma anch’essa sotto segreto.

Secondo quanto riportato dal Tg1, la consulenza di Cattaneo suggerisce che mentre veniva aggredita, la vittima avrebbe ingaggiato una violenta colluttazione con il suo aggressore, probabilmente utilizzando un martello. Oltre alle ferite mortali, sul corpo della 26enne sarebbero state riscontrate ecchimosi, lividi e abrasioni su braccia e gambe. Questi segni suggerirebbero che Chiara non solo tentò di proteggersi, ma cercò anche di respingere l’aggressore fino all’ultimo. Tale informazione complica ulteriormente la già complessa dinamica dell’omicidio, in quanto la consulenza avrebbe allungato la durata dell’aggressione, rendendo l’evento non immediato.

Le precedenti ricostruzioni avevano già indicato che il delitto si era verificato in più fasi, ma in un lasso di tempo relativamente breve, compatibile con un ‘buco’ di 23 minuti nell’alibi del condannato Alberto Stasi. La lotta con l’aggressore, come suggerito da nuove evidenze, conferisce maggiore rilevanza al Dna trovato sotto le unghie della vittima, un elemento cruciale per le indagini in corso.

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