Femminicidio di Federica Torzullo: le circostanze inquietanti del delitto
Roma, 20 gennaio 2026 – Il femminicidio di Federica Torzullo è il tragico epilogo di una relazione segnata dalla violenza e dalla mancanza di accettazione della fine di un legame. Claudio Carlomagno ha tentato di trasformare la separazione in un atto di punizione, con atti che non sono stati frutto di un impeto momentaneo, ma il risultato di un percorso di comportamento repressivo. Fin dalle prime fasi, le dichiarazioni dell’uomo hanno mostrato incoerenze e aggiustamenti continui, creando inquietudine riguardo alle sue motivazioni. Ogni segnale indicava un disegno premeditato.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’architettura criminale si è manifestata attraverso un approccio di tipo murder staging. La fossa scavata, i messaggi inviati dal telefono di Federica e la rappresentazione di una relazione apparentemente pacifica sono tutte parti di un puzzle inquietante. La denuncia è stata effettuata solo quando l’assenza di Federica è diventata impossibile da giustificare. I movimenti del furgone dell’azienda, stessi utilizzati per costruirsi un alibi, dimostrano che nulla è stato lasciato al caso. Il dettaglio più agghiacciante è l’azione di Carlomagno, che ha visto nello scavare una fossa non solo un tentativo di nascondere il corpo, ma una dichiarazione di possesso: “Se non posso averti, posso decidere dove finisci”, come se quella fossa fosse la sua firma egoistica, simbolo di controllo.
Secondo le indiscrezioni, l’uomo avrebbe inferto plurime coltellate alla testa della vittima. Il criminal profiling suggerisce che la testa rappresenti l’identità che si desidera cancellare. Questa evidenza sottolinea che la motivazione di Carlomagno non è solo un ennesimo caso di violenza contro una donna, ma una violenza che attacca l’idea stessa di famiglia. Di fronte alla volontà di Federica di proseguire la propria vita senza di lui, l’immagine che Carlomagno aveva costruito del proprio nucleo familiare è collassata. Non potendo accettare il cambiamento, ha scelto di distruggerlo completamente.
Il costo di questa tragedia è insostenibile: un figlio di dieci anni si trova ora in una situazione desolante, orfano di entrambi i genitori; la madre vittima di femminicidio e il padre arrestato. Un bambino costretto a vivere nel paradosso di amare e odiare la figura paterna, l’unico genitore rimasto, che ha ucciso sua madre. Una convivenza di sentimenti incompatibili costretta a emergere in una situazione di sofferenza e perdita.
Il caso di Federica Torzullo evidenzia nuovamente la necessità di affrontare con urgenza il tema della violenza sulle donne e il femminicidio, richiamando l’attenzione sulla fragilità delle dinamiche familiari e sul bisogno di un intervento sociale più incisivo per prevenire simili tragedie. Con il processo che avrà inizio a breve, il pubblico attende risposte e verità, riporta Attuale.