Il caso della famiglia di Palmoli: l’allontanamento dei minori diventa una questione di dibattito pubblico
Roma, 25 novembre 2025 – Mentre Nathan Trevallion, il papà dei bambini allontanati dal casolare nei boschi di Palmoli in applicazione di una decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila, si è chiuso nel silenzio e ha anche lui provvisoriamente abbandonato il rudere andando ospite da alcuni amici di Chieti, si delineano ancora i contorni di una vicenda che ha fatto e continua a fare moltissimo rumore tra l’opinione pubblica in Italia, riporta Attuale.
Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha offerto un quadro chiaro riguardo alla decisione di separare temporaneamente la famiglia residente nel bosco. In un’intervista al quotidiano Il Centro, Masciulli lancia un appello non ai giudici, ma proprio a Nathan e sua moglie Catherine, invitandoli ad accettare un’abitazione gratuita in paese, che consentirebbe il ricongiungimento con i tre figli. Il sindaco ha chiarito che l’allontanamento non è stato una decisione presa a cuor leggero, ma è scaturito da vari tentativi di risoluzione, seguito da numerosi passaggi.
Tutto ha avuto origine da un’intossicazione da funghi velenosi avvenuta nel settembre 2024, che ha costretto la famiglia a recarsi in ospedale e ha avviato un’indagine sulle loro condizioni di vita. “Appena appreso in via informale delle criticità strutturali ed igienico-sanitarie dell’abitazione, ci siamo attivati mettendo a disposizione, a nostre spese, un’abitazione nel centro abitato di Palmoli”, ha affermato il sindaco.
La famiglia ha inizialmente accettato la sistemazione, ma solo per dieci giorni. “Dopodiché – spiega Masciulli – sono tornati a vivere nella loro proprietà.” Il casolare, un’ex casa contadina, è stato trasformato dalla famiglia, che ha staccato le utenze e adattato gli spazi per “adeguarla a modalità di vita rispettose dell’ambiente”.
“Noi volevamo garantire un alloggio sicuro alla famiglia per tutto il periodo necessario alla ristrutturazione dell’edificio in campagna,” ha proseguito il sindaco. “Il Comune di Palmoli, come tutti i comuni d’Italia, non ha alcun interesse al collocamento dei minori nelle case famiglia, poiché le spese sono totalmente a carico del bilancio comunale.” Questa affermazione ha messo in luce la volontà delle autorità locali di collaborare con la famiglia piuttosto che trasferire i bambini in una struttura.
Masciulli ha anche riportato che il Comune ha facilitato l’inserimento dei bambini nella scuola statale di Palmoli in modo meno traumatico possibile, anche con la presenza dei genitori in aula. Tuttavia, Nathan e Catherine hanno optato per la scuola parentale (unschooling), un sistema riconosciuto legalmente, il quale però non garantisce una vita sociale sufficiente per i bambini. Questo aspetto ha contribuito alla decisione del giudice di allontanare i minori.
Il tribunale ha sollevato forti preoccupazioni riguardo le condizioni del casolare e la limitata socializzazione dei bambini, predisponendo un programma condiviso per affrontare queste problematiche. Tuttavia, l’incontro con la famiglia non è andato a buon fine; la famiglia ha rifiutato di partecipare agli incontri richiesti e ha presentato una comunicazione provocatoria ai servizi sociali, chiedendo 150.000 euro per le visite mediche dei bambini.
Il primo provvedimento del giudice è datato 23 aprile 2025 e ha portato al collocamento dei minori in una struttura dopo sette mesi dall’inizio della situazione, avvenuta 14 mesi dopo l’intossicazione.
“Il collocamento in struttura non è stato un atto di forza e non è avvenuto con i carabinieri alla porta di casa, ma attraverso un’attività preparatoria concordata,” ha chiarito Masciulli, sottolineando che si tratta di un’azione di ordine pubblico.