Argentina, sette iraniani e un libanese incriminati per l’attentato all’Amia del 1994

22.09.2026 11:45
Argentina, sette iraniani e un libanese incriminati per l'attentato all'Amia del 1994

Procura argentina incrimina dirigenti iraniani per strage del 1994

La procura argentina ha formalmente accusato sette dirigenti iraniani e un libanese per il devastante attentato contro l’Associazione ebraica in Buenos Aires, avvenuto nel luglio 1994 e costato la vita a 86 persone, riporta Attuale.

Il procedimento legale si concentra su figure chiave del regime islamico iraniano, ponendo in evidenza manovre politiche, depistaggi e rivalità tra i servizi segreti che hanno ostacolato le indagini. Secondo le autorità, Teheran avrebbe ordinato l’attacco, affidando l’operazione a una cellula di Hezbollah libanese con appoggi a Ciudad del Este, un importante snodo di traffico al confine tra Argentina, Paraguay e Brasile.

Gli accusati includono nomi di spicco come Ahmad Vahidi, attuale comandante dei pasdaran, e Mohsen Rezai, figura centrale del regime e ex ufficiale dei pasdaran. Altri includono Hadi Soleimanpour, ex ambasciatore in Argentina, e Salman Raouf Salman, noto come Samuel Reda, considerato il coordinatore del gruppo terrorista. Si prevede che la lista degli accusati possa ampliarsi ulteriormente.

Le indagini hanno rivelato che il 10 luglio 1994 gli attentatori hanno acquisito un veicolo Renault Trafic, successivamente riempito con 300 chilogrammi di esplosivo e nascosto poco distante dalla sede dell’Amia. L’attentato è avvenuto il 18 luglio, causando danni devastanti.

Non è escluso un collegamento con un altro attacco avvenuto il 19 luglio a Panama, dove un aereo con 17 passeggeri è stato distrutto in volo. La figura di Reda emerge come centrale nella logistica dell’attentato; attualmente risiede in Libano, sotto la protezione di Hezbollah.

Il tragico caso del giudice Nisman, che stava indagando sui legami tra la presidenza di Kirchner e l’Iran, ha aggiunto nuovi misteri al contesto. Nisman è stato trovato morto nel gennaio 2015, alla vigilia di una sua testimonianza, inizialmente considerato suicidio, ma successivamente rivalutato come omicidio senza colpevoli. La sua indagine ha portato alla luce il coinvolgimento di testimoni comprati e rivalità tra servizi d’intelligence, creando una rete complessa di intrighi politici.

Le motivazioni alla base dell’attentato sono diverse, con la teoria predominante che suggerisce una vendetta per l’uccisione del leader di Hezbollah, Abbas Mussawi, da parte di Israele nel 1992. Al di là di questa dinamica, restano in gioco complessi rapporti tra Iran, Israele e Hezbollah, mantenendo alta la tensione internazionale e il rischio di ulteriori escalation.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere