Lega e opposizione si preparano al voto sulla proroga dell’invio di armi all’Ucraina
Il Carroccio ribadisce il suo fermo rifiuto all’invio di soldati italiani in Ucraina, segnando un importante punto di tensione all’interno della maggioranza di governo. La discussione in Parlamento sulla conversione in legge del decreto relativo all’invio di armi si preannuncia fondamentale per misurare le distanze politiche e strategiche tra i vari membri della coalizione, riporta Attuale.
Tra le dichiarazioni che hanno suscitato clamore, il generale Roberto Vannacci, vice della Lega, ha espresso la sua sorpresa riguardo al fatto che il decreto non potesse ottenere i voti necessari per l’approvazione. La premier Giorgia Meloni ha definito la sua reazione come “stupita”. La situazione interna alla Lega potrebbe portare a diversi segnali per gli alleati, con possibilità di defezioni in un contesto già di per sé critico. Non è escluso che Matteo Salvini convochi un incontro informale con i suoi sostenitori per fissare una linea chiara, ed evitare eventuali fughe in avanti da parte della corrente vannacciana, mantenendo al contempo il desiderio di distinguersi.
Le dinamiche politiche potrebbero riflettersi anche tra leghe di opposizione, riaccendendo speculazioni su un possibile riavvicinamento tra il Movimento 5 Stelle e la Lega, simile a quello che ha dato vita all’esecutivo Conte I nel 2018. Questa alleanza, sebbene ora improbabile, mostra segnali di una comunanza di vedute che affiora in momenti di crisi.
Il voto in aula è previsto per giovedì prossimo alle ore 10, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto presenterà le comunicazioni riguardanti la proroga dell’autorizzazione all’invio di mezzi e materiali bellici al governo ucraino. In questa occasione, si potrà osservare il comportamento della Lega e la reazione dei Cinquestelle, i quali hanno già annunciato la loro ferma opposizione all’invio di armi. Il leader M5s Giuseppe Conte ha pianificato, inoltre, una manifestazione pubblica tra fine febbraio e inizio marzo, per opporsi al riarmo europeo, segnando un chiarissimo punto di identità per il suo partito, ma anche per la Lega.