Assenza di rohingya alla conferenza dell’ONU: una crisi umanitaria trascurata

29.09.2025 12:25
Assenza di rohingya alla conferenza dell'ONU: una crisi umanitaria trascurata

Conferenza ONU sui profughi rohingya: assenza di rappresentanti locali sottolinea la crisi dimenticata

Martedì si terrà alle Nazioni Unite una conferenza sulla situazione dei profughi rohingya, che da anni vivono in Bangladesh in condizioni disastrose. Tuttavia, nessun profugo rohingya potrà partecipare all’evento, il quale rappresenta la prima iniziativa di questo tipo e la più importante mai organizzata finora, riporta Attuale.

La mancanza di rappresentanti della comunità rohingya in Bangladesh, che non sono riusciti a ottenere un visto per gli Stati Uniti, pone in evidenza un’ulteriore sfida. Né l’ONU né il governo del Bangladesh, precedentemente coinvolti nella sponsorizzazione dei visti per i profughi, hanno fatto molto per facilitare la loro partecipazione. Sebbene siano previsti rappresentanti della diaspora rohingya, nessuno proviene dai campi profughi in Bangladesh, evidenziando la perdita di centralità della crisi rohingya mentre le loro condizioni di vita continuano a deteriorarsi.

I rohingya sono un gruppo etnico musulmano originario principalmente del Myanmar, un paese prevalentemente buddista. Dalla fine del 2017, oltre 700.000 persone hanno lasciato il Myanmar per rifugiarsi in Bangladesh, fuggendo da persecuzioni etniche perpetrate dal governo birmano. Oggi, il numero totale di rohingya in Bangladesh supera un milione.

I rohingya si sono stabiliti nel sud del Bangladesh, nei pressi di Cox’s Bazar, creando quello che oggi è il più grande conglomerato di campi profughi al mondo. Vivono in tende e capanne di fortuna, facendo affidamento sugli aiuti internazionali. Le loro condizioni, già critiche da tempo, sono ulteriormente peggiorate negli ultimi mesi a causa dei tagli agli aiuti umanitari decisi da vari governi occidentali. L’ONU stima che per il 2025 siano necessari 934 milioni di dollari per continuare a fornire aiuti umanitari nei campi profughi di Bangladesh, un terzo della somma richiesta è stato raccolto fino ad ora.

Fino allo scorso anno, gli Stati Uniti fornivano singolarmente circa 300 milioni di dollari all’anno per le comunità rohingya, ma le previsioni per l’anno in corso indicano un significativo calo degli aiuti. L’amministrazione Trump ha smantellato l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID), che era stata fondamentale nel fornire aiuti umanitari in diversi paesi. Anche Regno Unito e Germania hanno recentemente limitato i loro programmi di aiuti internazionali.

Nel marzo 2025, il Programma alimentare mondiale dell’ONU ha dovuto ridurre le razioni di cibo distribuite nei campi profughi. Se non arriveranno nuovi aiuti, il cibo potrebbe finire completamente il mese prossimo. Le scuole e le cliniche finanziate dall’ONU e da altre ong sono costrette a chiudere per mancanza di fondi, aggravando ulteriormente la situazione.

Le condizioni della popolazione rohingya si sono deteriorate. Oltre il 15% dei bambini nei campi soffre di malnutrizione acuta, con un incremento del 27% rispetto all’anno precedente.

La situazione per i rohingya rimasti in Myanmar è altrettanto drammatica. Dal 2021, il paese è in preda a una guerra civile tra l’esercito e vari gruppi ribelli. Recentemente, la regione del Rakhine, originario del popolo rohingya, è stata conquistata dall’Esercito d’Arakan, ma la condizione della comunità rohingya non è migliorata: le stesse forze ribelli stanno perpetuando attacchi alle loro comunità. Nell’ultimo anno, circa 150.000 rohingya sono fuggiti dal Myanmar verso i campi rifugiati del Bangladesh, il numero più alto dal 2017.

La conferenza dell’ONU si propone di trovare una “soluzione sostenibile” alla crisi rohingya e di discutere della possibilità di un loro ritorno in Myanmar, ma al momento sembra impossibile a causa della guerra civile in corso. Inoltre, la loro permanenza in Bangladesh è sempre meno accettata: i principali partiti politici, in vista delle elezioni del prossimo anno, hanno promesso di eliminare i campi profughi.

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