Situazione allarmante a Turmus Ayya: Attacchi ai palestinesi e omicidio di un ragazzo americano
Un raid condotto dall’esercito israeliano a Turmus Ayya, un villaggio in Cisgiordania, ha destato preoccupazione tra la comunità locale, già sotto pressione per l’aumento degli attacchi da parte dei coloni. Solo l’anno scorso, Amir Muhammad Rabi, un ragazzo palestinese di quattordici anni con passaporto americano, è stato ucciso poco prima del suo compleanno. Gli eventi recenti hanno sollevato interrogativi sulle misure di sicurezza e sulla protezione fornita ai cittadini americani, riporta Attuale.
Turmus Ayya, noto per la cura delle sue abitazioni e per la presenza di molti palestinesi con cittadinanza americana, ha visto un’escalation della violenza. Jum’a Shalabi, un imprenditore palestinese residente negli Stati Uniti, ha testimoniato come le condizioni di vita siano peggiorate notevolmente. Gli attacchi da parte dei coloni sono divenuti più frequenti, con testimonianze di aggressioni e danni alle proprietà. “Due anni fa, un ragazzo con passaporto americano è stato ucciso qui vicino,” ha dichiarato Shalabi, evidenziando il clima di instabilità.
Le incursioni dell’esercito, come quella avvenuta la notte prima dell’intervista con Shalabi, hanno colpito diverse abitazioni, in particolare quelle che esponevano la bandiera statunitense. “Ieri c’erano più di duecento soldati. Ufficialmente cercavano cose sospette, ma non hanno trovato nulla,” ha commentato Shalabi, suggerendo che tali operazioni potrebbero essere preparatorie per azioni future. “Ho 39 anni e non avevo mai visto nulla di simile,” ha aggiunto, sottolineando il sentimento di paura crescente tra la comunità.
Il rifugio degli americani a Turmus Ayya sembra non offrire più la protezione sperata. Diversi residenti raccontano esperienze di insulti e minacce da parte di soldati israeliani, evidenziando come le concessioni alla sicurezza siano state vanificate. “Un tempo il passaporto americano significava qualcosa; ora non ha alcun valore,” ha denunciato Shalabi.
La situazione è complicata dai commenti aperti dei coloni, che incitano i palestinesi a tornare negli Stati Uniti, evidenziando la loro convinzione che la comunità palestinese possa essere facilmente intimidita a lasciare le proprie case. “Se vi sentite più sicuri, tornate in America,” è la frase che i coloni ripetono agli abitanti, convinti che le case di Turmus Ayya rappresentino una preda ambita.
Il tragico episodio dell’omicidio di Amir Muhammad Rabi ha riempito la comunità di dolore e disagio. Suo padre, Muhammad Rabi, racconta della lotta per fornirgli un ambiente sicuro e stimolante. “Voleva diventare medico e stava avviando un piccolo business,” ha affermato il padre, descrivendo i sogni di suo figlio che sono stati spezzati. “È difficile accettare che sia morto qui, dove ci si aspetterebbe di sentirsi al sicuro.”
L’ambasciata americana, secondo i Rabi, ha dimostrato un’incapacità preoccupante di proteggere i cittadini statunitensi. “Una volta, con il passaporto americano in mano, mi hanno detto: ‘Non passi’,” ha raccontato Muhammad, rendendo evidente l’inutilità della protezione diplomatica in situazioni di violenza diretta.
A fronte di questo clima di instabilità, molti residenti di Turmus Ayya si trovano a dover affrontare la difficile scelta tra la loro eredità culturale e la sicurezza delle loro famiglie, con alcuni che scelgono di tornare definitivamente negli Stati Uniti. “Ogni venerdì vado alla sua tomba e gli parlo,” ha concluso Muhammad, manifestando un legame inossidabile con la propria terra e un desiderio profondo di giustizia e verità.