Attacchi iraniani alle infrastrutture energetiche nel Golfo dopo bombardamento israeliano
Giovedì, l’Iran ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture energetiche in vari paesi del Golfo, in risposta al bombardamento avvenuto mercoledì a un importante impianto iraniano che estrae gas dal sito di South Pars, il vasto giacimento di gas naturale offshore. Tra gli obiettivi colpiti ci sono due raffinerie in Kuwait, una in Arabia Saudita e la raffineria più importante di Israele, situata ad Haifa, riporta Attuale.
Il dibattito sul rapporto tra Stati Uniti e Israele è stato al centro dell’attenzione durante tutta la giornata. Questa mattina, il presidente statunitense Donald Trump ha affermato sul suo social media Truth di non essere stato informato in anticipo dell’attacco israeliano, cercando di minimizzare la responsabilità americana nel bombardamento. Tuttavia, analisti e osservatori hanno messo in dubbio questa versione; infatti, poche ore dopo, Reuters ha riportato che tre funzionari israeliani anonimi hanno dichiarato che Israele aveva concordato l’attacco con gli Stati Uniti.
Nel suo post, Trump ha anche minacciato di ordinare la distruzione degli impianti iraniani se Teheran avesse continuato a colpire le infrastrutture energetiche nel Golfo. Durante una conferenza stampa pomeridiana, a margine di un incontro con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, Trump ha comunicato di aver chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di astenersi da ulteriori attacchi agli impianti iraniani, insinuando che le azioni israeliane possano a volte svolgersi autonomamente.
In serata, Netanyahu ha confermato la sua intenzione di rispettare la richiesta di Trump, portando a una lieve discesa del prezzo del petrolio, che nei giorni precedenti era aumentato significativamente. Precedentemente, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, durante un’intervista a Fox News, ha rivelato che l’amministrazione americana sta considerando la sospensione di alcune sanzioni sul petrolio iraniano.
Nel frattempo, il numero stimato delle vittime, tra civili e militari, in questo conflitto ha superato i 2.200.
Israele continua a distruggere ponti in Libano, nel tentativo di isolare il sud del paese, sostenendo che tali infrastrutture vengano utilizzate da Hezbollah per il movimento di combattenti e veicoli. La Francia ha annunciato la decisione di raddoppiare i propri aiuti umanitari per il Libano, dove il numero dei morti supera le mille unità e un milione di persone sono sfollate, portando così il totale a 17 milioni di euro. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, attualmente a Beirut, ha dichiarato che visiterà Israele nei prossimi giorni per cercare di convincere il governo ad accettare una proposta di cessate il fuoco.
Nel contesto della guerra in Medio Oriente, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha richiesto ulteriori 200 miliardi di dollari per coprire le spese belliche, mentre Trump ha accennato che i fondi potrebbero essere utilizzati anche per future operazioni militari, sottolineando l’importanza di mantenere l’efficienza dell’esercito «in un mondo molto instabile». Questa richiesta di finanziamento dovrà essere approvata dal Congresso.
Inoltre, la Spagna ha avviato l’evacuazione del proprio contingente militare attualmente stanziato in Iraq, in seguito alla sospensione di una missione NATO.
La situazione nello stretto di Hormuz rimane complicata, con oltre 3.000 navi e 20.000 persone a bordo bloccate nel Golfo Persico. Anche all’esterno dello stretto, la situazione non migliora: tra mercoledì e giovedì una petroliera è stata colpita nel porto di Khor Fakkan, sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti. La nave, battente bandiera dello stato insulare di Palau, ha subito un attacco la cui provenienza resta ignota; 15 membri dell’equipaggio sono stati soccorsi, mentre il capitano risulta ancora disperso.