Teheran colpita da attacco missilistico: esplosioni nel cuore della capitale
Due forti esplosioni hanno squarciato il cielo di Teheran, colpendo il centro della capitale iraniana, in particolare l’area di Pasteur Street, dove si trovano il palazzo presidenziale e le sedi della sicurezza nazionale, la residenza della Guida Suprema e l’Assemblea degli Esperti. L’azione, intrapresa la mattina del 28 febbraio 2026 dalle forze israeliane con il sostegno degli Stati Uniti, ha preso di mira non solo le centrifughe iraniane, ma anche i centri di comando del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, tra cui target cruciali come la Guida Suprema Ali Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian, riporta Attuale.
L’agenzia iraniana Fars ha riferito di sette impatti missilistici, verificatisi non solo nell’area di via Pasteur, ma anche lungo Keshavarz Boulevard, rinomato per i suoi uffici governativi. Tra gli obiettivi colpiti figurano la sede del ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (Mois OIS), il palazzo della Corte Suprema e l’aeroporto di Mehrabad.
Le esplosioni hanno interessato anche altre città come Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah, suggerendo un attacco coordinato di larga scala. “Il tipo di esplosioni suggerisce un attacco missilistico”, ha dichiarato Fars, senza fornire ulteriori dettagli al momento.
La rappresaglia iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha risposto colpendo forze statunitensi dislocate in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Il Bahrein ha confermato che il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense è stato oggetto di un attacco missilistico. In Qatar, un missile iraniano è stato intercettato dal sistema di difesa Patriot, mentre ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati, è stata segnalata un’esplosione che ha provocato almeno un morto a causa delle schegge volanti.
Il Qatar, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti hanno temporaneamente chiuso il loro spazio aereo. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha confermato di aver lanciato missili e droni verso Israele in risposta agli attacchi subiti.