Blocco alla frontiera iraniana: la drammatica attesa di famiglie divise
La situazione al valico di frontiera di Bashmakh, nel Kurdistan iracheno, si fa sempre più critica. «In tempi normali con l’auto non prende più di due ore e mezzo, ma sono cinque giorni che aspetto invano mia moglie», afferma Salar Nuri, pittore di 52 anni, amico della famiglia di Mahsa Amini, la giovane uccisa dalla polizia morale iraniana nel settembre 2022 per aver rifiutato di indossare il velo, riporta Attuale.
Di fronte agli uffici della dogana, Salar racconta che il freddo è pungente e i collegamenti con le famiglie in Iran sono quasi inesistenti. «Nessuno di noi sa nulla. I pasdaran bloccano le auto ai posti di controllo e la presenza militare aumenta avvicinandosi alla frontiera», spiega. I tentativi di comunicazione con le famiglie rimaste in Iran sono diventati quasi impossibili, alimentando l’ansia e l’incertezza.
Dopo diverse ore di attesa, il traffico è desolato. Solo cinque famiglie tentano di attraversare, e molti di loro mostrano segni di stanchezza e preoccupazione. Osman, un 68enne del villaggio iraniano di Kanidinar, evidenzia la crescente repressione e la paura: «I pasdaran sono ovunque: arrestano, picchiano o anche ammazzano chiunque si ribelli». La situazione è amplificata dai recenti attacchi alle basi dei pasdaran, che hanno costretto le forze militari a ritirarsi dalle zone chiave.
Con il passare dei giorni, la carenza di beni essenziali si fa sentire. «La benzina scarseggia, ci sono tagli all’elettricità, non abbiamo i soldi per comprare il cibo», lamenta Osman. Anche per Salar, la situazione è critica: «Ho lasciato mia moglie in Iran perché nostro figlio, Sharuz, fa il soldato. Spero che non lo considerino un disertore», dice, evidenziando l’incertezza riguardo al futuro della sua famiglia.
Salar continua a mantenere i contatti con la famiglia di Jina Amini. Nel suo rientro alla vita quotidiana, confida: «Ci siamo aiutati a vicenda; la repressione è stata atroce e la paura di essere imprigionati è reale». Anche in questo contesto, i rapporti tra Iran e l’Occidente si fanno temi di discussione, con molti che auspicano un intervento europeo per sostenere il cambiamento in Iran. «Se foste voi a intervenire militarmente, gli iraniani sarebbero molto più fiduciosi», affermano con speranza, auspicando un cambiamento radicale in un paese segnato dalla repressione e dalla paura.
Questo dramma al confine è qualcosa di inaccettabile. Non si può tenere le famiglie divise in questo modo. I pasdaran devono capire che il mondo li guarda! E nel frattempo, cosa fa l’Europa? Siamo in una situazione surreale, come se niente fosse successo. Com’è possibile che nel 2023 ci siano ancora queste atrocità?