Audio Bova-Ceretti: la versione di Corona e la testimonianza di Monzino su denaro e spacciatori

05.08.2025 14:25
Audio Bova-Ceretti: la versione di Corona e la testimonianza di Monzino su denaro e spacciatori

Roma, 5 agosto 2025 – “Non ho il telefono sequestrato, non sono indagato. Niente. Tutta questa storia è una bufala clamorosa”. Così Fabrizio Corona commenta il caso Bova-Ceretti-Monzino. In un’intervista al programma ‘Filorosso’ di Rai3, l’ex re dei paparazzi espone la sua versione riguardo agli audio privati dell’attore, trasmessi alla modella e influencer, e alla loro successiva diffusione. “È una storia molto semplice”, chiarisce Corona. “Il ragazzo, Federico Monzino, figlio di una famiglia benestante, una sera con la ragazza, mi dice: ‘Ho questo audio’. A me non interessa nulla, poiché Bova non mi interessa, è uno che non suscita notizie. Successivamente, vado a casa sua, lo trovo in condizioni non buone, chiamiamo Martina, ci accordiamo, sento gli audio, ci penso un giorno, e poi decido: ‘Quegli audio hanno valore’. Torno indietro, ricevo gli audio e me ne vado. I file sono stati inviati volontariamente, non sono stati estorti”, continua Corona.

“Accade che – e questo non è noto neanche agli inquirenti – il ragazzo non sta bene e per gioco, insieme a un suo amico, chiama Raoul Bova dicendo: ‘Guarda che c’è Falsissimo. Se mi fai un favore, ci sono quelle chat. Ma questo solo tre giorni prima della puntata, non tre settimane o dieci. Non esiste un sistema Martina Ceretti che ricatta le persone”, aggiunge. Conclude: “Il giorno dopo, la polizia viene da me portando le notizie sui giornali: ‘A Corona hanno sequestrato il telefono’. Ma quale telefono? La polizia venne a chiedermi: come sono andate le cose? Ho raccontato tutta la storia e si sono fatti due risate. Non mi hanno nemmeno chiesto le chat. Non ho il telefono sequestrato, non sono indagato. Niente. Tutta questa storia è una bufala colossale”.

Il racconto di Monzino

Contrariamente, la versione fornita da Monzino agli investigatori è diversa. Come riporta oggi Repubblica, l’imprenditore-milanese avrebbe raggiunto un accordo con Corona per un compenso di mille euro e il numero di telefono di un pusher per ottenere cocaina in cambio degli audio e delle chat private tra Bova e Ceretti. Intervistato dallo stesso quotidiano, però, Monzino ha negato di aver ricevuto qualsiasi cosa: né soldi né favori.

Il chiarimento su come siano andate realmente le cose sarà fornito dall’indagine per tentata estorsione, che ora si concentra sul numero del pusher. La polizia postale sta cercando di capire se a Monzino sia stato trasmesso solo un recapito telefonico o se vi sia in ballo un debito legato alla droga.

Don Matteo a rischio per Bova?

Nel mentre, mentre l’intera faccenda giunge nelle aule di tribunale, ci sono ipotesi secondo cui la vicenda potrebbe costare a Raoul Bova il ruolo nella fiction ‘Don Matteo’. L’attore è stato confermato per la prossima stagione, ma secondo indiscrezioni diffuse dalle riviste Di Più Tv e Nuovo Tv, in Rai si stanno interrogando sulla sua opportunità di permanenza.

Bova è nel cast ormai da tre anni, interpretando don Massimo, un prete affidabile e dall’acuto intuito investigativo. Sui social, alcuni avanzano dubbi sulla sua credibilità in tonaca ora, mentre altri lo etichettano come “traditore” (l’attore, però, sostiene che la relazione con la collega Rocio Munoz Morales fosse già conclusa da tempo, ndr). Inoltre, ci sono chi spera nel ritorno di Terence Hill, l’originario Don Matteo che ha dato il nome alla serie.

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