Trump pronto a nuove sanzioni contro la Russia, ma servono partner europei
Donald Trump ha dichiarato di essere «pronto a imporre nuove sanzioni contro la Russia». Scott Bessent, segretario al Tesoro, ha spiegato in un’intervista alla tv Nbc: «Siamo nelle condizioni di aumentare la pressione sulla Russia, ma abbiamo bisogno che i nostri partner europei ci seguano. Se Usa e Ue applicano più sanzioni secondarie, l’economia russa collasserà e questo costringerà Putin al tavolo delle trattative». Le parole di Bessent richiamano quelle di molti leader europei, come il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer; tuttavia, i diplomatici europei sembrano sempre più scettici. Il governo di Giorgia Meloni appare, comunque, il più ottimista. Nell’intervista, Bessent ha evidenziato un’altra questione fondamentale: «Il duello ora è tra quanto a lungo l’esercito ucraino potrà resistere e quanto a lungo l’economia russa potrà reggere», riporta Attuale.
Le aspettative sull’economia russa variano molto. Secondo esperti della Nato, la riorganizzazione dell’apparato produttivo russo potrebbe sostenere la macchina bellica per almeno altri due anni. Ma la vera domanda è: «La resistenza ucraina può sopportare altri 24 mesi di conflitto e bombardamenti sulla popolazione civile?». Questo dipende in grande misura dalle decisioni di Trump. Tuttavia, finora il presidente americano ha scarseggiato di risultati significativi. È opportuno trascurare lo slogan della sua campagna elettorale («farò finire la guerra in 24 ore»); è chiaro che la Casa Bianca ha contribuito a indebolire l’esercito ucraino. Un esempio è la decisione del Pentagono di vendere armi agli alleati della Nato, ma non di inviarle a Kiev, lasciando i partners europei in difficoltà nel reperire risorse per acquistare missili Patriot, droni e munizioni per l’artiglieria. Dall’altra parte, l’atteggiamento di Trump sembra accettare le inaccettabili condizioni proposte da Putin per avviare trattative.
Attualmente, Trump e Bessent annunciano una svolta torbida. È possibile obiettare che Washington abbia già iniziato ad agire, imponendo dazi al 50% sull’importazione di petrolio russo dal principale acquirente, l’India. Tuttavia, rimane da affrontare il nodo cruciale: la Cina, che acquista circa il 20% della produzione russa, per un valore stimato di 62 miliardi di dollari nel 2024. Le forniture di petrolio russo destinate all’India si attestano a 52,7 miliardi di dollari.
Trump ha iniziato a colpire New Delhi senza alcun negoziato politico, convinto che Narendra Modi si sarebbe piegato come altri alleati. Invece, il premier indiano ha dimostrato il contrario, avvicinandosi sempre più a Xi Jinping e Putin, tanto da suscitare critiche nei media americani per aver spinto Modi verso il campo avversario.
Ora Trump si trova di fronte a un contesto difficile. Secondo fonti, alla fine dell’anno potrebbe tentare di ristabilire un contatto con Kim Jong-un, leader della Corea del Nord. Nel frattempo, il dittatore continua a espandere il suo arsenale nucleare, ormai vicino ai livelli del Regno Unito. Inoltre, la Corea del Nord ha anche inviato migliaia di soldati nella regione russa del Kursk per combattere contro le forze ucraine.