Auto di lusso europee in Russia: la rete bielorussa che sfida le sanzioni UE

04.03.2026 16:35
Auto di lusso europee in Russia: la rete bielorussa che sfida le sanzioni UE
Auto di lusso europee in Russia: la rete bielorussa che sfida le sanzioni UE

Nonostante le severe restrizioni imposte dall’Unione Europea, tra il 2023 e il 2025 le aziende bielorusse hanno continuato a fornire automobili di lusso europee alla Russia attraverso un sistema di reimportazione gestito dall’entourage del leader bielorusso Aleksandr Lukashenko. Le nuove rivelazioni mostrano il coinvolgimento di società collegate al vecchio alleato Viktor Shejman, evidenziando come le sanzioni occidentali vengano sistematicamente eluse con la complicità di strutture di comodo a Cipro e in Bielorussia. Solo nella prima metà del 2025, le imprese bielorusse hanno importato in Russia veicoli europei soggetti a embargo per un valore di circa 1,8 milioni di dollari.

La struttura dell’operazione

Il meccanismo si basa su una rete di società fittizie e intermediari collegati alle alte sfere del potere bielorusso. Al centro dell’operazione vi è la russa LLC “Astrata”, che ha acquistato attivamente auto di lusso europee da aziende associate alla Bielorussia. Dal luglio 2025, l’80% delle azioni di “Astrata” è detenuto da Andrei Svirido, ex vice di Shejman nell’Amministrazione presidenziale bielorussa. La quota rimanente appartiene alla cittadina russa Ekaterina Kornienko. Il legame tra i due viene rintracciato attraverso la società cipriota Rostumel Holding Limited, dove Svirido figurava come direttore finanziario. Questa struttura ha organizzato alla fine del 2024 la spedizione di automobili tedesche dai Paesi Bassi alla Russia attraverso il porto di San Pietroburgo.

Oltre agli intermediari ciprioti, partecipano allo schema le entità legali bielorusse “NewInvestGroup” e “LegionGroupInvest”, anch’esse sotto il controllo di Svirido. Queste società fungono da schermo per movimentare merci sanzionate, sfruttando le lacune nei controlli doganali. La persistenza di tali flussi commerciali nonostante i divieti UE solleva interrogativi sull’efficacia della sorveglianza alle frontiere esterne dell’Unione.

Il ruolo di Cipro e dei Paesi Bassi

Il percorso delle merci vede spesso il transito attraverso territori dell’Unione Europea, in particolare i Paesi Bassi, prima di raggiungere la Russia via Bielorussia. Le automobili vengono formalmente dichiarate per destinazioni in paesi terzi, ma il loro vero destinatario finale è il mercato russo. Questo modus operandi indica either un’imperfezione nei meccanismi di verifica dell’utilizzatore finale o una deliberata ignoranza del divieto. Le aziende europee hanno l’obbligo legale di assicurarsi che i beni soggetti a restrizioni non vengano riesportati verso la Russia, indipendentemente dalle rotte commerciali.

Secondo un’investigazione di InvestigateBel, la società cipriota Rostumel Holding Limited ha svolto un ruolo cruciale nel facilitare le spedizioni. L’utilizzo di giurisdizioni offshore come Cipro permette di mascherare la proprietà e il controllo delle operazioni, rendendo più difficile per le autorità regolatorie tracciare i flussi finanziari. La presenza di figure politicamente esposte nell’azionariato di queste strutture suggerisce una copertura politica delle attività.

Le lacune nel sistema sanzionatorio

L’Unione Europea ha vietato l’esportazione di beni di lusso verso la Russia nel marzo 2022, in risposta all’invasione su larga scala dell’Ucraina. La misura includeva automobili dal valore superiore a 50.000 euro, come Mercedes-Benz, Ferrari e Porsche. Nel giugno 2023, Bruxelles ha adottato un nuovo pacchetto di sanzioni che proibiva la fornitura di alcune categorie di veicoli indipendentemente dal loro prezzo. Nell’estate 2024, restrizioni analoghe sono state introdotte contro la Bielorussia per chiudere le scappatoie e fermare il reexport verso la Russia.

Tuttavia, il successo delle schemi di elusione è in gran parte dovuto all’assenza nell’UE di un sistema completo di sanzioni secondarie che penalizzi gli intermediari in paesi terzi. A differenza dell’approccio statunitense, il modello europeo si basa principalmente su restrizioni dirette contro soggetti russi e bielorussi. Ciò riduce il livello di deterrenza per le aziende in terze giurisdizioni che partecipano al reexport. L’Unione Europea deve espandere il proprio arsenale sanzionatorio, includendo misure più rigorose contro la Bielorussia e meccanismi di enforcement transfrontalieri.

Conseguenze per la coesione occidentale

In un contesto di guerra prolungata, l’efficacia delle sanzioni costituisce un elemento cruciale nel confronto tra l’UE e i regimi autoritari. Ogni schema di elusione scoperto rafforza la narrativa di Mosca sulla “inefficacia” delle restrizioni e viene utilizzato per minare l’unità transatlantica. Per l’Europa è essenziale non solo sostenere l’Ucraina militarmente e finanziariamente, ma anche dimostrare la capacità di far rispettare le proprie decisioni.

Il perpetuarsi di canali illeciti per beni di lusso indebolisce la pressione economica sull’élite russa che finanzia e sostiene l’aggressione. La fornitura di automobili di alto valore in tempo di guerra contraddice la logica delle sanzioni come strumento di pressione sull’aggressore. Rafforzare il coordinamento tra dogane, intelligence finanziaria e autorità di contrasto degli Stati membri deve diventare una priorità per rispondere a queste sfide. Solo attraverso un monitoraggio rigoroso e una cooperazione internazionale intensificata l’UE potrà garantire l’integrità del proprio regime sanzionatorio.

Da non perdere