Il Consiglio dei Ministri approva l’Autonomia differenziata: un passo decisivo per il nord Italia
Roma, 19 febbraio 2026 – Mentre il dibattito politico sembra avere occhi e orecchie solo per la riforma della giustizia, con annesso referendum, un altro provvedimento-bandiera della maggioranza di governo sembra riprendere la sua marcia spedita. Se la tanto dibattuta separazione delle carriere è un cavallo di battaglia di Forza Italia (come il premierato lo è di Fratelli d’Italia), dopo i tormenti interni la Lega incassa quella che il “suo“ ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, definisce un “passo decisivo” e “storico”. Il giorno che il Carroccio attendeva effettivamente da anni: il Consiglio dei ministri ha dato il via libera agli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia differenziata tra governo e Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, riporta Attuale.
Tradotto: l’avvio formale dell’iter per il trasferimento di nuove competenze (protezione civile; previdenza complementare; professioni; sanità). Calderoli semplifica ancora meglio: “Un traguardo storico per il regionalismo. Ora inizia ufficialmente il cammino”. In passato si erano viste pre-intese, come nel 2018, e iniziative di altre Regioni, ma mai l’approvazione in Cdm di uno schema preliminare. La Lega può appunto esultare. E infatti Matteo Salvini si intesta la “promessa mantenuta” e il “passo in avanti fondamentale”. Ma la vittoria, più in generale, del nord. Il nodo della “questione settentrionale“ si scioglie con la presenza, più che simbolica, dei quattro governatori, tutti di centrodestra, coinvolti: Attilio Fontana per la Lombardia, la new entry Alberto Stefani per il Veneto post Zaia, Marco Bucci per la Liguria, Alberto Cirio per il Piemonte. Stefani ha rispedito al mittente l’equazione maliziosa che lega l’accelerazione con il caso Vannacci, poiché si tratta di una “battaglia storica” dei leghisti. Tutti difendono la riforma, anche se non tutti sono leghisti. Fontana parla di “un racconto mistificato” delle opposizioni, c’è solo la possibilità di gestire direttamente alcune competenze.
Il forzista Cirio non accetta che si continui ad agitare lo spettro di disuguaglianze: secondo lui il divario Nord-Sud nasce dall’assenza di una normativa di riferimento, mentre la definizione preventiva dei Lep – i livelli essenziali delle prestazioni – dovrebbe evitare sperequazioni. La difesa della riforma è quasi ovvia, anche perché c’è da controbattere alle accuse che inevitabilmente sono arrivate in tempo reale dal centrosinistra. Il Pd, che pure con Stefano Bonaccini allora presidente dell’Emilia-Romagna aveva avviato il primo dialogo sull’autonomia, resta sulle barricate: “Dovremmo fermarci e riflettere, tutti, su ciò che serve per non aumentare i divari territoriali”, commenta la segretaria Elly Schlein, preoccupata soprattutto per le competenze in materia di protezione civile. Lo dice in Calabria, regione amministrata dal centrodestra, con cui giusto qualche giorno fa Calderoli ha ipotizzato di poter firmare un’altra pre-intesa.