La Crisi di Fame a Gaza: Una Situazione Insostenibile
Ai numerosi orrori quotidiani che affliggono Gaza si aggiungono ora dati allarmanti provenienti dall’ospedale Shifa, secondo cui “nelle ultime 72 ore 21 bambini sono deceduti a causa di malnutrizione o di fame”. “Ulteriori casi”, è stato aggiunto, “vengono segnalati dagli ospedali di Deir el Balah e Khan Yunis,” nel sud della Striscia. “La fame è una realtà ovunque”, ha dichiarato il giornalista palestinese Muwein al-Hilu in un podcast israeliano. “Siamo a conoscenza di almeno 70 morti per inedia, tra cui 30 bambini”, riporta Attuale.
Da Ginevra giungono ulteriori statistiche inquietanti dall’Alto commissariato per i diritti umani, che segnala che dalla fine di maggio – quando Israele ha avviato nuove procedure per la distribuzione di aiuti alimentari – “oltre 1.000 persone hanno perso la vita mentre cercavano di procurarsi cibo”. Di queste, 766 sono decedute nel sud della Striscia nei centri di smistamento della Ghf (l’ong sostenuta da Israele e Usa) e 288 nel nord, al valico di Ziqim, dove gli aiuti organizzati dall’Onu transitano sotto scorta militare dell’Idf. Anche ieri, secondo il ministero della salute di Hamas, ci sono stati decine di morti a Ziqim quando un convoglio di aiuti è stato attaccato dalla folla. La Ghf ha risposto che alcuni degli incidenti sono stati provocati da Hamas. Inoltre, ha dichiarato di aver distribuito in due mesi 1,4 milioni di pacchi alimentari. Tuttavia, l’orrore per le immagini di fame e devastazione che arrivano da Gaza non conosce confini.
“Queste sono scene senza precedenti nella storia recente”, ha osservato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. “Le immagini di civili colpiti sono insopportabili”, ha aggiunto la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, mentre il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, ha ripreso con urgenza la questione con il ministro degli esteri israeliano, Gideon Saar. Sullo sfondo, si profila una possibile sospensione dell’accordo di associazione tra Israele e l’Ue. “Hamas spara sui civili e conduce una campagna di menzogne”, ha replicato Saar. Al pubblico israeliano, che fino ad ora è stato poco informato sulla crisi umanitaria a Gaza, il giornalista al-Hilu ha spiegato che, a causa della cessazione della distribuzione di aiuti “famiglia per famiglia” da parte dell’agenzia dell’Onu Unrwa, lui e i suoi otto figli sono ridotti alla fame.
Il caos creatosi ai punti di distribuzione ha portato a un incremento dei prezzi dei generi alimentari, che dovrebbero essere distribuiti gratuitamente, rivenduti a Gaza da speculatori a prezzi da mercato nero. “Un chilo di farina costa tra i 100 e i 200 shekel (25-50 euro). Anche le lenticchie costano 100 shekel al chilo, lo zucchero 350 shekel, il riso 100 shekel e l’olio 100 shekel a bottiglia”. Si tratta di cifre proibitive per ogni famiglia. “Non sappiamo più dove seppellire i cadaveri. Lanciateci allora una bomba atomica – ha concluso – così almeno metteremo fine a questa situazione”. Da settimane a Doha continuano complicati negoziati per una tregua di 60 giorni. Abu Hamza, un comandante della Jihad islamica, ha avvertito che a causa dell’offensiva a Deir el-Balah “si sono persi i contatti con i custodi di uno degli ostaggi”.
La sorte degli ostaggi preoccupa profondamente le loro famiglie, che hanno indetto una manifestazione di massa a Tel Aviv giovedì per richiedere non solo una tregua, ma anche la fine della guerra. Alla protesta hanno partecipato familiari di soldati, sempre più provati dai combattimenti. Tuttavia, il governo Netanyahu sembra voltarsi dall’altra parte.