Belgio frena sull’ipotesi di confisca dei beni russi congelati

27.08.2025 16:30
Belgio frena sull’ipotesi di confisca dei beni russi congelati
Belgio frena sull’ipotesi di confisca dei beni russi congelati

Il 26 agosto 2025 a Berlino, durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro del Belgio Bart De Wever ha respinto l’idea di confiscare gli asset russi congelati, la maggior parte dei quali – circa 190 miliardi di euro – è depositata presso Euroclear a Bruxelles. Secondo De Wever, diversi governi europei premono per l’esproprio, ma la questione resta complessa dal punto di vista giuridico. A suo avviso, la soluzione migliore è lasciare i fondi bloccati in Euroclear fino alla conclusione di eventuali negoziati di pace tra Mosca e Kiev.

Dibattito europeo sui fondi congelati

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, i Paesi occidentali hanno bloccato circa 300 miliardi di euro di attivi russi, di cui una quota rilevante è custodita in Belgio. Da tre anni l’UE e il G7 discutono su come utilizzarli per sostenere Kiev. Attualmente, gli interessi generati da questi capitali finanziano una linea di credito da 50 miliardi di euro destinata all’Ucraina, ma il Parlamento europeo ha sollecitato gli Stati membri a passare alla confisca vera e propria per impiegare i fondi nella ricostruzione e nella difesa del Paese.

Le posizioni di Kiev e degli alleati

Il governo ucraino ha presentato proposte precise: destinare i beni congelati alla ricostruzione o mantenerli bloccati fino al pagamento di riparazioni da parte di Mosca. Kiev suggerisce anche la creazione di un fondo gestito da esperti, alimentato dalle riserve della Banca centrale russa, per massimizzare i rendimenti a favore dell’Ucraina. Il cancelliere Merz ha ricordato che i danni subiti da Kiev ammontano ad almeno 500 miliardi di euro e che la Russia deve pagarne il prezzo.

Divergenze e pressioni interne all’UE

Molti Paesi membri, pur riconoscendo la legittimità delle richieste ucraine, restano prudenti: preferiscono tentare di spingere Mosca a risarcire volontariamente prima di arrivare alla confisca. Tuttavia, la nuova realtà geopolitica – in cui gli Stati Uniti forniscono armamenti a Kiev a spese europee – rende l’opzione più attraente. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha sollevato un interrogativo diretto: devono essere i contribuenti europei o i russi a sostenere questo costo?

Questione morale oltre che economica

Il dibattito non riguarda soltanto aspetti legali o finanziari, ma tocca il principio di responsabilità. Per molti leader occidentali, l’aggressore deve farsi carico delle conseguenze della guerra e rimborsare i danni inflitti a un Paese sovrano. La decisione finale sul destino dei fondi congelati resta però incerta, mentre l’Europa bilancia solidarietà verso l’Ucraina e timori per la stabilità dei mercati internazionali.

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