Bongiorno modifica ddl stupro, sparisce la parola «consenso»: reazione furiosa del Pd

22.01.2026 15:55
Bongiorno modifica ddl stupro, sparisce la parola «consenso»: reazione furiosa del Pd

Il disegno di legge sulla violenza sessuale, noto come ddl stupro, ha subito una revisione significativa, in cui la parola «consenso» è stata sostituita da «dissenso». La nuova proposta, presentata il 22 gennaio dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, è stata definita «irricevibile» dai membri del Partito Democratico, che ritengono che si torni a posizioni normative degli anni ’50, riporta Attuale.

Secondo i rappresentanti del PD, la modifica ha «snaturato» il testo originario, incentrato sulla necessità di affermare il consenso esplicito nei rapporti sessuali. Con la nuova formulazione, il focus si sposta sulla «volontà contraria all’atto sessuale», la cui valutazione deve tenere conto del contesto in cui avviene l’evento. Questo significa che sarà la vittima a dover dimostrare di non aver potuto esprimere il proprio dissenso, complicando ulteriormente la già delicata questione della giustizia in casi di violenza sessuale.

Come cambia il testo?

La revisione prevede che al posto di «consenso libero e attuale» si faccia riferimento alla «volontà contraria», inclusa una specifica sul fatto che tale volontà deve essere «valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». Si evidenzia che «l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa» o approfittando dell’impossibilità di esprimere un dissenso, ma nella pratica ciò potrebbe creare un onere probatorio gravoso per la presunta vittima.

Rivisto anche il sistema sanzionatorio

Anche l’apparato sanzionatorio subisce cambiamenti, con pene differenziate per la violenza sessuale. La reclusione è proposta da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni stabiliti dal testo precedente. Tuttavia, permane il range di 6-12 anni quando il reato avviene sotto coercizione o abuso di autorità. Inoltre, sono previste riduzioni di pena per i casi di minore gravità, con una diminuzione non superiore ai due terzi.

I dem in riunione per definire i prossimi passi

Questa riformulazione ha suscitato indignazione tra i deputati del Partito Democratico, i quali consideravano la proposta originaria un «passaggio importante» verso un cambiamento culturale che avrebbe messo l’Italia in linea con le normative europee sul consenso. I membri del PD si sono riuniti per valutare le azioni future da intraprendere, consapevoli del clima di tensione che si è creato, evidenziando le difficoltà nel raggiungere un accordo unanime.

La relatrice Di Biase: «Si torna alle sentenze degli anni ’50»

«Questo è un passo indietro, anzi, un salto carpiato all’indietro» ha dichiarato la relatrice Michela Di Biase, esprimendo la sua opinione con forza. Secondo lei, la proposta nuovamente formulata non solo contrasta con l’accordo iniziale tra le forze politiche, ma rappresenta anche un regresso nei diritti delle donne. Insiste che «il consenso» rimane un punto fondamentale e osserva che la modifica proposta da Bongiorno non è solo una questione di «aggiustamenti tecnici», ma un vero e proprio stravolgimento del testo. La Di Biase avverte che un’eventuale approvazione della nuova norma segnerebbe un arretramento rispetto alle pronunce della Corte di Cassazione e una violazione della Convenzione di Istanbul.

1 Comments

  1. Non posso credere a quello che leggo. Siamo tornati indietro di decenni!!! Mettere il focus sul dissenso anziché sul consenso è semplicemente assurdo. Le donne devono sempre dimostrare qualcosa? 🤦‍♀️ E questa proposta viene da una senatrice! È incredibile come certi politici non capiscano la gravità della situazione…

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