Bruno Bassano si ritira: 40 anni di lotta per i stambecchi e per il cambiamento climatico
Bruno Bassano, ex direttore del Parco Naturale del Gran Paradiso e rinomato ricercatore, è andato in pensione dopo 40 anni dedicati al salvataggio degli stambecchi e alla difesa dell’ambiente. La sua carriera è stata caratterizzata dalla sfida al cambiamento climatico e dall’impatto del turismo di massa, un’esperienza che ha profondamente segnato la sua vita e il suo lavoro, riporta Attuale.
Bassano ricorda con emozione il momento in cui restituisce un animale al suo habitat naturale: “Fa due salti, si allontana, ti guarda. In quello sguardo ci sono tutte le cose non dette che rimangono nel cuore”. Questa dedica alla fauna selvatica ha definito la sua carriera e il suo approccio alla veterinaria, che ha abbandonato per dedicarsi alla conservazione degli animali nel loro ambiente naturale.
La sua scoperta avvenne nel 1982, quando incontrò Vittorio Peracino, veterinario del parco, che lo introdusse al mondo della fauna selvatica. Da quel momento, Bassano ha accettato un “patto” con la montagna: rimanere solo se avesse custodito le valli con amore. “Sulla mia strada c’erano gli stambecchi. E la situazione critica in cui si trovano conferma due cose: l’uomo non è messo tanto meglio e chi nega i danni del cambiamento climatico farebbe meglio a tacere”, ha sottolineato.
Il ricercatore ha descritto le sfide affrontate dagli stambecchi a causa del cambiamento climatico: “Sulle Alpi l’inverno si è ristretto, c’è sempre meno neve e lo stambecco soffre perché viene sottratto alla selezione naturale”. La diminuzione della neve riduce l’accesso al cibo e, di conseguenza, il benessere degli animali, che diventano obesi e riducono la loro capacità riproduttiva. “Capisce l’analogia? È quello che sta capitando a noi”, ha avvertito Bassano.
Secondo Bassano, il cambiamento degli ecosistemi potrebbe portare all’estinzione di numerose specie: “Oggi troviamo i cervi dove una volta stavano gli stambecchi, i ghiacciai sono scomparsi, insetti e uccelli si spostano di anno in anno sempre più in alto”. Ha anche avvertito della possibilità che i villaggi alpini abbandonati diventino attraenti per chi cerca di scappare dalla vita in pianura, ma si è detto preoccupato per le risorse idriche in diminuzione.
Il ricercatore ha osservato come l’uomo stesso stia fuggendo verso la montagna, parlando di come il cambiamento climatico influenzi anche i suoi simili. “La sopravvivenza di un camoscio o di un gipeto è anche la nostra”, ha affermato. “Siamo tutti connessi in una rete sottilissima e complessa”.
Il turismo di massa, secondo Bassano, ha un impatto negativo sugli ecosistemi montani: “Io mi oppongo alle vette luna park ma capisco che l’uomo è un animale sociale e se vede il deserto scappa”. Ha poi esortato le persone a visitare la montagna con una preparazione adeguata, al contrario del comportamento imprudente di alcuni turisti.
Ultimamente, ha vissuto dei momenti critici, come il salvataggio di un cane di un turista sprovveduto che ha tentato di scattare foto in pericolose condizioni. “Le premesse di un declino spaventoso ci sono tutte”, ha concluso Bassano, sottolineando l’importanza della consapevolezza quando si tratta di proteggere sia gli animali che il nostro ambiente.