La Commissione Europea ha chiesto alla Serbia di fermare la concessione di passaporti ai cittadini russi, avvertendo che questa pratica comporta rischi per la sicurezza dell’Unione. Nel suo ultimo rapporto pubblicato il 5 novembre 2025, Bruxelles ha sottolineato che la politica dei visti di Belgrado “solo parzialmente” rispetta l’elenco dei Paesi terzi soggetti a visto per entrare nell’UE. La possibilità per i russi di ottenere la cittadinanza serba consente loro di accedere all’area Schengen senza visto, creando “potenziali rischi per la sicurezza del blocco”.
Pressioni per l’allineamento con la politica UE
La Commissione ha invitato Belgrado ad allineare la propria politica dei visti agli standard europei e a rafforzare il controllo sui cittadini di Paesi terzi, in particolare quelli provenienti da Stati che rappresentano minacce alla sicurezza o all’immigrazione irregolare. Dal 2022 al 2025, oltre 330 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza serba per decreto presidenziale, di cui 204 russi. Queste decisioni, prese “nell’interesse della Repubblica” e senza criteri trasparenti, preoccupano Bruxelles per il rischio di elusione delle sanzioni e di riciclaggio di capitali russi in Europa.
Affari e sanzioni: il caso dei miliardari russi
Secondo un’inchiesta di BIRN pubblicata a settembre 2025, diversi uomini d’affari russi sotto sanzioni internazionali, tra cui il miliardario Oleg Bojko, proprietario della catena “Rive Gauche”, hanno ottenuto la cittadinanza serba. Il coinvolgimento di tali figure, soggette a misure restrittive in Australia, Polonia e Ucraina, espone Belgrado a rischi reputazionali e mina la credibilità dei suoi processi decisionali. La pratica di concedere passaporti a russi collegati a interessi sotto sanzioni complica il controllo dei flussi migratori e riduce l’efficacia della politica comune europea di sicurezza.
Relazioni ambigue con Mosca
Il rapporto della Commissione critica anche la Serbia per non essersi allineata alle sanzioni UE contro Mosca e per i “contatti dimostrativi” del presidente Aleksandar Vučić con il Cremlino, tra cui la sua partecipazione alla parata del 9 maggio a Mosca e incontri diretti con Putin. Bruxelles osserva che Belgrado ha fatto “progressi limitati” nell’ambito della politica estera, di sicurezza e difesa comune, mantenendo al contempo un alto livello di cooperazione con Mosca e una retorica spesso antioccidentale.
Tensioni geopolitiche e prospettive europee
La doppia strategia serba – dichiarare l’obiettivo dell’integrazione europea e mantenere stretti legami economici ed energetici con la Russia – crea contraddizioni politiche e rischia di allontanare Belgrado dal percorso di adesione all’UE. A fine maggio 2025, il Cremlino aveva accusato la Serbia di vendere munizioni a Paesi che sostengono militarmente l’Ucraina, accuse che Vučić ha negato. Tuttavia, il presidente ha successivamente dichiarato che l’UE può acquistare munizioni serbe anche se destinate a Kiev, una posizione che evidenzia la linea pragmatica ma controversa della leadership serba.