Elezioni ungheresi, la campagna elettorale si infiamma fra Fidesz e Tisza
Nelle ultime settimane, Budapest è stata invasa da manifesti elettorali in vista delle elezioni parlamentari di domenica, dove i due principali partiti, Fidesz di Viktor Orbán e Tisza di Péter Magyar, presentano visioni politiche divergenti che si riflettono nelle loro strategie comunicative. La campagna di Fidesz è caratterizzata da manifesti appariscenti e protagonisti ovunque, spesso con riferimenti alla guerra in Ucraina, un tema sul quale Orbán adotta posizioni filorusse, uniche nell’Unione Europea. Al contrario, Tisza ha optato per una campagna minimalista, utilizzando piccoli pannelli con l’immagine di Magyar, collocati in zone meno affollate, riporta Attuale.
La strategia di Orbán si concentra sulla guerra in Ucraina, poiché il premier affronta crescenti difficoltà interne, tra cui l’opinione pubblica sempre più scettica e un’economia in crisi. Pertanto, ha identificato un nemico esterno, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, affermando che l’Ungheria è minacciata dall’Ucraina e che solo lui può proteggerla.
In effetti, Zelensky appare su moltissimi manifesti di Fidesz, esemplificato da uno che lo mostra insieme a Magyar con la scritta: «PERICOLOSI! Fermiamoli!». Altri manifesti ritraggono Zelensky insieme a funzionari europei, mentre chiede fondi agli ungheresi per sostenere la resistenza all’invasione russa.
Orbán accusa l’Ucraina di manipolare le elezioni per favorire Magyar e cambiare il governo ungherese. Secondo lui, se Magyar dovesse vincere, si allineerebbe con Kyiv, incrementando la spesa per sostenere l’Ucraina nella sua difesa e sostenendo i piani di riarmo dell’Unione Europea, un approccio che orbita attorno a un incremento della tensione con la Russia e il rischio di un conflitto armato diretto.
Queste affermazioni, che rimandano a una propaganda che richiama lo stile russo, evidenziano l’atteggiamento di Orbán, considerato il leader più filorusso d’Europa, che ha sempre opposto resistenza alle sanzioni contro Mosca e rifiutato di offrire aiuto all’Ucraina. Non a caso, uno dei manifesti più noti ritrae Orbán con la bandiera ungherese, accompagnato dallo slogan: «Uniamoci contro la guerra».
Fidesz punta su questioni di politica internazionale, evitando di affrontare i problemi economici concreti degli ungheresi, in particolare l’elevato tasso d’inflazione e i salari stagnanti. Un’eccezione è la misura governativa di fixare i prezzi di diesel e benzina al di sotto del mercato, riportando con insistenza che in Ungheria i prezzi siano «i più bassi d’Europa».
Al contrario, Tisza adotta una strategia discreta e minimalista, evidenziando la sua opposizione al “inquinamento visivo” dei manifesti di Fidesz. Magyar promuove una campagna “puritana”, accusando Orbán di aver alterato le regole elettorali per garantire una vittoria discutibile. Le restrizioni economiche impediscono a Tisza di competere su un piano di parità con Fidesz, che beneficia del supporto di influenti imprenditori e della disponibilità di risorse pubbliche.