Il conflitto tra De Luca e Fico si intensifica sul tema degli “impresentabili”
Il 31 luglio, Vincenzo De Luca si sentì rinfrancato e trasse un sospiro di sollievo. Il leader del Cinquestelle, Giuseppe Conte, dopo una ‘riflessione’ di qualche giorno si presentò nella sala stampa di Montecitorio e sciolse la riserva: “Non ci sono allo stato ragioni per chiedere un passo indietro a Matteo Ricci, sarebbe un brutto precedente, si rischierebbe di fare di tutta un’erba un fascio”. Il governatore della Campania gongolò: se i Cinquestelle indossano l’abito garantista sul candidato-presidente del Pd delle Marche, perché dovrebbero storcere il naso e considerare impresentabili i candidati nella mia lista ‘A testa alta’? Un interrogativo che De Luca senior si affrettò a sviscerare, pari pari, ai suoi fedelissimi, convocati nel suo quartier generale a Salerno. “Tranquilli, Pd e M5s non hanno avuto nulla da ridire su Matteo Ricci, l’europarlamentare indagato dalla procura di Pesaro per una serie di affidamenti quando era sindaco della cittadina marchigiana. Quindi nessuno potrà alzare il ditino contro i nostri”, riporta Attuale.
Calcolo sbagliato perché il candidato in pectore del campo largo, l’ex presidente della Camera, Roberto Fico, intende varare un comitato etico, forse presieduto dall’ex magistrato Paolo Mancuso, con lo scopo di avere liste ‘pulite’. E quindi di impallinare chi è inquisito o a processo. Per De Luca, questo rappresenta un vero affronto, anzi una provocazione. “Io sono il primo degli impresentabili — ha detto lo scorso venerdì in diretta Facebook —. Anche in questo sono il numero uno”, ricordando il processo durato 17 anni per truffa che “si è chiuso nel nulla”, tirato fuori alla vigilia delle regionali 2015 dalla commissione Antimafia all’epoca presieduta da Rosy Bindi.
Tuttavia, il tema non è solo un duello polemico, ma ha risvolti molto concreti. I cinque ‘impresentabili’ che De Luca intende mettere in lista, e che rischiano di restare a casa dopo l’iniziativa di Fico, sono pezzi da novanta dello scacchiere elettorale del governatore. Si tratta infatti del presidente del Consiglio regionale, Gennaro Oliviero, accusato di traffico di influenze, e di tre presidenti di Commissione: Giovanni Zannini, accusato di corruzione e falso, Luca Cascone, indagato per turbativa d’asta, Francesco Picarone, coinvolto in un’associazione a delinquere. Infine, c’è un consigliere storico, Carmine Mocerino, imputato per corruzione elettorale. De Luca non solo li difende, ma ne fa un segnale politico, rivendicando la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio e attaccando il codice etico e la “demagogia pseudo moralistica” di Fico, ritenuta un’imposizione suggerita dai suoi nemici per indebolirlo.
Fico, dal canto suo, continua la sua linea, annunciando non solo il protocollo di legalità, ma anche limiti pratici alla coalizione: non più di otto liste, creando ulteriori tensioni con il quartier generale del governatore, che avrebbe voluto presentare due liste e che, invece, rischia di compromettere la rielezione di diversi uscenti. Intanto, la lista degli aspiranti candidati inizia anche in Puglia, dopo la chiusura della telenovela tra Decaro ed Emiliano. Il segretario del Pd, Domenico De Santis, sottolinea l’obiettivo di costruire liste rinnovate, pulite e di estremo rigore. Per il momento non si parla di codice etico (M5s per il momento rimane silenzioso), ma è certa la carica dei sindaci: la presidente Anci Puglia, Fiorenza Pascazio, sindaca di Bitetto; Giuseppe Giulitto, sindaco di Bitritto e segretario provinciale del Pd; Giovanna Bruno, il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro e il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano.