Crisi al San Raffaele: infermieri esterni e insoddisfazione per la gestione
Milano, 10 dicembre 2025 – Un infermiere non sapeva dove fossero i farmaci, un’altra nemmeno li conosceva perché “non comprende bene l’italiano”, ma neanche che cosa sia l’amiodarone, nome internazionale di un potente principio attivo contro le aritmie, e infatti decuplica la dose; poi sparisce alle 5 del mattino, riporta Attuale.
Terapie di cui non si sa se siano state somministrate, carrelli disordinati, infermieri che non sanno chiamare un medico in urgenza e non hanno le credenziali per vedere gli esami; neanche un Oss ha idea di dove si trovi l’emoteca (la banca degli emoderivati).
Questi sono i dettagli emersi dal carteggio tra i medici del San Raffaele, che la rappresentanza sindacale (Rsu) dell’ospedale ha inviato il 7 dicembre con una Pec alla Questura di Milano. Si tratta di un esposto che sarà depositato, come comunicato dalla Cub, che da mesi denuncia l’ingaggio di esterni per sostituire gli infermieri in fuga, a causa del caos generato tra il 5 e il 6 dicembre con l’arrivo di una cooperativa in tre reparti (Medicina ad alta intensità, Medicina cure intensive e Admission Room) al terzo piano dell’Iceberg, l’edificio dell’emergenza-urgenza dell’Irccs milanese.
Questa crisi ha comportato le dimissioni di Francesco Galli dalla carica di amministratore unico del San Raffaele, assunta appena sei mesi dopo un quarto di secolo nel Gruppo San Donato, il principale operatore della sanità privata accreditata in Italia. Galli si è dimesso nel giorno dell’Immacolata, dopo che il cda riunito d’urgenza gli aveva appena revocato l’incarico, restituendolo all’ad del Gsd Marco Centenari.
“È evidente che prima ci sia stato un confronto” con il Servizio sanitario regionale, ha chiarito l’assessore al Welfare Guido Bertolaso: “Gestiamo oltre 200 ospedali, è fisiologico che possano presentarsi criticità, ma interveniamo immediatamente”. Dall’opposizione, i 5 Stelle chiedono un consiglio regionale straordinario, mentre il Pd sottolinea la necessità di riformare l’accreditamento della sanità privata e denuncia tentativi della Regione di “sminuire” la vicenda. Il governatore Attilio Fontana prende tempo: “Avremo le idee più chiare con i risultati dell’ispezione”.
Gli ispettori dell’Agenzia di tutela della salute Metropolitana, su mandato di Bertolaso, hanno iniziato già lunedì a racogliere informazioni su quella che i medici del San Raffaele hanno descritto come una situazione “estremamente pericolosa per i pazienti e “per i medici”. “Errori irrecuperabili sono dietro l’angolo, è solo questione di tempo”, si legge nel carteggio documentando l’intensa attività dei dipendenti che hanno adottato le procedure “di una maxiemergenza”, sospendendo l’accesso di nuovi pazienti dal pronto soccorso al settore 3I e dimettendo i dimissibili da altri reparti per trasferirvi i ricoverati più critici, come tracheostomizzati o in ventilazione non invasiva; per la loro assistenza è dovuto intervenire un dipendente dalla Neurochirurgia.
Inoltre, al 3I sono stati dirottati infermiere anche dai reparti solventi (pazienti a pagamento), con l’aggiunta di sonanti incentivi. La situazione al San Raffaele continua a suscitare preoccupazioni sia tra i professionisti della salute sia tra i pazienti, evidenziando la necessità d’interventi immediati per garantire un’assistenza qualitativamente adeguata.