Carestia dichiarata nella Striscia di Gaza: oltre mezzo milione di persone colpite
Ieri l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha per la prima volta segnalato la presenza di una carestia in diverse regioni della Striscia di Gaza, dove Israele, a causa del conflitto in atto, ha limitato severamente l’ingresso di cibo e altri beni essenziali. L’IPC è un consorzio di diverse organizzazioni che monitora la sicurezza alimentare a livello globale, supportato da agenzie delle Nazioni Unite come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Programma alimentare mondiale, riporta Attuale.
Nonostante la sua influenza, l’IPC opera principalmente come ente di ricerca, senza potere politico. I suoi rapporti si fondano su parametri oggettivi ma per avere impatti concreti è necessario il riconoscimento e l’intervento da parte di autorità politiche. In situazioni simili, le Nazioni Unite o governi specifici si sono assunti tale responsabilità in passato.
Il termine “carestia” rappresenta la condizione più grave di insicurezza alimentare secondo la scala dell’IPC. Per qualificare una situazione come carestia in una determinata area, devono registrarsi condizioni precise: il 20% delle famiglie deve soffrire di grave mancanza di cibo; almeno il 30% dei bambini deve evidenziare segni di malnutrizione acuta; e si devono registrare due adulti (o quattro bambini) ogni 10.000 persone che muoiono quotidianamente a causa di fame e complicazioni associate. Attualmente, l’IPC conferma che tali condizioni sono verificate in diverse aree di Gaza, colpendo più di mezzo milione di persone.
Nel corso degli anni, l’IPC ha identificato situazioni di carestia in quattro occasioni: in Somalia nel 2011, nel Sud Sudan nel 2017 e nuovamente nel 2020, e infine in Sudan nel 2024. In alcuni di questi casi, le Nazioni Unite hanno ufficialmente dichiarato l’esistenza di carestie, come avvenuto in Somalia e nel Sud Sudan (nel 2017), utilizzando i dati forniti dall’IPC per giustificare interventi umanitari.
Tuttavia, tali dichiarazioni non hanno valore giuridico vincolante e non creano obblighi immediati per gli stati. Possono, però, favorire un incremento degli aiuti umanitari e influenzare le politiche dei governi, inclusi quelli che controllano i territori in cui è stata dichiarata la carestia; in questo caso, Israele potrebbe essere spinto a adottare misure per affrontare la crisi alimentare.
Dal 7 ottobre 2023, Israele è in guerra contro Hamas e ha occupato una vasta porzione della Striscia di Gaza. Le restrizioni alla consegna di cibo e beni essenziali sono diventate sempre più rigide, causando una crisi umanitaria. Il governo israeliano ha risposto ieri criticando duramente il rapporto dell’IPC, sostenendo che si basa su informazioni false e pregiudiziali.