Carmelo Cinturrino si pente dell’omicidio di Abderrahim Mansouri: “Ho tradito la fiducia dei cittadini”

24.02.2026 13:16
Carmelo Cinturrino si pente dell'omicidio di Abderrahim Mansouri: "Ho tradito la fiducia dei cittadini"

Milano, 24 febbraio 2026 – Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia che il 26 gennaio ha sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri al bosco di Rogoredo, “è tristissimo ed è pentito di ciò che ha fatto”. Lo ha dichiarato l’avvocato Piero Porciani, legale difensore dell’agente, all’arrivo al carcere milanese di San Vittore, dove da ieri il poliziotto è recluso e dove questa mattina alle 11 è stato sottoposto all’interrogatorio di convalida. Cinturrino, spiega il legale, “ha ammesso le sue responsabilità, è pentito soprattutto della fase successiva” di come si sono svolti i fatti, ma sostiene di aver sparato “perché ha avuto paura”. E sa che “quello che è stato fatto dopo da lui e dai suoi colleghi è uno sbaglio”, riporta Attuale.

Porciani continua spiegando che Cinturrino ha agito da un senso di paura nei confronti di Mansouri, in quanto “un delinquente che si mette una mano in tasca non sai se ha una caramella, un sasso, un coltello o una pistola”. “Dovevo essere quello che faceva osservare la legge – ha dichiarato l’ex agente del commissariato Mecenate tramite il suo legale – ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”.

Il dietrofront del sindacato

Intanto, il Sap, il Sindacato autonomo di polizia, restituirà l’intera somma devoluta alle circa mille persone che hanno contribuito alla raccolta fondi per sostenere la tutela legale di Carmelo Cinturrino. La raccolta era stata lanciata dal Sap alcuni giorni dopo l’incidente di Milano. “Quanto emerso negli ultimi giorni – spiega il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni – denota la gravità dei fatti e dei comportamenti tenuti nel boschetto di Rogoredo dagli operatori di polizia e in primis da Carmelo Cinturrino. Da un collega delle forze dell’ordine ci si aspetta rigore, professionalità e serietà, quanto accaduto è di una gravità inaudita”.

Scenario completamente diverso

“Rispetto alle informazioni raccolte inizialmente – precisa Paoloni – lo scenario è completamente diverso. Non solo ne prendiamo atto, ma ci spiace perché il nostro agire in buona fede ha raccolto la sensibilità di tantissime persone che si sono attivate immediatamente. La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega che ritenevamo in difficoltà per motivi di servizio; purtroppo ci siamo sbagliati. Alla luce degli attuali fatti, non possiamo che rivedere la nostra posizione e sarà nostra cura restituire l’intero contributo a chi ha sostenuto l’iniziativa”.

Le parole di La Russa

La polemica politica attorno ai gravi fatti che coinvolgono la polizia di Stato continua a infuriare lungo l’asse Milano-Roma. Dopo le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, della premier Meloni e della segretaria Dem Schlein, sono arrivate quelle del presidente del Senato Ignazio La Russa. “Da penalista non ho fatto nessuna dichiarazione sul caso – ha dichiarato – pur essendo uno che sta sempre dalla parte delle forze dell’ordine, perché le circostanze avevano necessità di essere approfondite. Se fosse vera l’accusa mossa al poliziotto – e non ho motivo di dubitare che la Procura ci stia muovendo sulla base di dati sufficientemente certi – e se fosse vero un tentativo di costruire un’azione di legittima difesa che non c’era, perlomeno non in questi termini, io mi rifarei a Giorgio Almirante”.

La Russa ha aggiunto: “Chiedo una pena doppia per un poliziotto a patto che si dia la pena giusta al bandito. Qui si parla tanto di stato di polizia, ma a essere perseguiti, anche giustamente, sono i poliziotti e non i banditi. Perseguiamo i banditi fino in fondo; se un poliziotto sbaglia in maniera grave, siamo ancora più severi, ma senza dimenticare che la legge deve colpire pesantemente chi viola sistematicamente la legge”.

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