Caso Bibbiano: assolti 11 imputati, giudici mettono in dubbio le prove presentate

07.02.2026 05:05
Caso Bibbiano: assolti 11 imputati, giudici mettono in dubbio le prove presentate

Verdetto sul caso Bibbiano: i giudici assolvono la maggior parte degli imputati e criticano le accuse

Il processo sul presunto affido illecito di minori in Val d’Enza (Reggio Emilia) ha portato a un verdetto sorprendente, con 11 dei 14 imputati assolti. L’accusa sosteneva che i minori venissero allontanati dalle loro famiglie sulla base di falsità nei rapporti degli assistenti sociali e attraverso l’implosione di memorie di abusi sessuali mai avvenuti. Tuttavia, i giudici di primo grado hanno determinato che gli assistenti sociali hanno agito sotto un mandato specifico del tribunale dei minori, il quale rendeva necessaria la loro azione. Gli assistenti hanno costantemente informato l’autorità giudiziaria, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa, riporta Attuale.

Il collegio dei giudici, presieduto da Sarah Iusto e affiancato da Michela Caputo e Francesca Piergallini, ha inflitto pene lievi a tre imputati, mentre il pubblico ministero Valentina Salvi aveva richiesto oltre 70 anni di carcere per tutti. Questo caso, noto come “caso Bibbiano”, ha visto un avvio il 8 giugno 2022 e si è concluso il 9 luglio 2025, riducendo il numero degli imputati da 17 a 14 dopo alcune assoluzioni per l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. Con oltre 100 capi d’imputazione e 156.749 pagine di documentazione, il processo è stato definito come uno dei più complessi nel panorama giuridico italiano.

I giudici hanno sollevato gravi criticità riguardo alla formulazione delle accuse, specificamente al presunto falso nei rapporti sui minori, considerato un aspetto centrale delle imputazioni. Hanno osservato che la fondazione delle accuse su valutazioni meramente soggettive ha messo in luce “l’intrinseca debolezza dell’intero impianto accusatorio”, basato su premesse fragili e opinabili. Inoltre, hanno criticato “la debolezza, sul piano scientifico e metodologico” delle analisi condotte dalle psicologhe consulenti del pubblico ministero, le quali si sono affidate a una teoria dei falsi ricordi contestata dalla comunità scientifica.

In merito all’eco mediatico che ha circondato il caso, i giudici hanno sottolineato come questo non abbia solo influenzato le vite dei bambini coinvolti ma anche quelle degli imputati e dei testimoni, generando conseguenze inestimabili. Federica Anghinolfi, ex responsabile del servizio sociale in Val d’Enza, ha ricevuto una pena di 2 anni con sospensione per due falsi amministrativi, non direttamente correlati ai casi di maltrattamento. Assolta da gran parte delle accuse, il tribunale ha affermato che gli argomenti presentati contro di lei erano generici e suggestivi, enfatizzando il suo ruolo. Le accuse di falso in concorso si basavano anche su considerazioni relative alla sua personalità e alla sua vita privata.

1 Comment

  1. Ma che notizia incredibile! Non capisco come sia possibile che dopo tutto questo tempo e queste accuse, gli imputati siano stati assolti. Sembra quasi che la giustizia sia diventata un gioco al rimpiattino, dove i bambini e le famiglie coinvolte pagano il prezzo più alto… Che schifo!

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