Cecchini italiani a Sarajevo, indagini italiane su possibili omicidi volontari durante il conflitto

11.11.2025 02:05
Cecchini italiani a Sarajevo, indagini italiane su possibili omicidi volontari durante il conflitto

Giustizia per le vittime di Sarajevo: Inchiesta sui cecchini del weekend

Milano, 11 novembre 2025 – Il governo bosniaco e il consolato hanno offerto “la massima collaborazione” a inquirenti e investigatori italiani. “Speriamo che venga fatta giustizia e chiarezza su questa vicenda, attendiamo gli sviluppi delle indagini”, spiega il console bosniaco a Milano Dag Dumrukcic, riporta Attuale.

Le indagini, coordinate dal pm Alessandro Gobbis, proseguono con l’obiettivo di raccogliere testimoni e documenti che possano fornire nuovi sviluppi riguardo ai “safari” criminali a Sarajevo, su cui la Procura di Milano ha avviato un’inchiesta ipotizzando il reato di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti. Esiste una lista, finora segreta, di italiani che avrebbero partecipato ai viaggi? Ci sono testimoni disposti a rivelare nomi e circostanze rimaste finora nell’ombra?

L’esistenza dei “cecchini del weekend” era ben nota durante la guerra, sia in Bosnia che in Italia, dove una rete criminale potrebbe aver beneficiato di appoggi logistici e risorse economiche sufficienti per mantenere il silenzio. Questo caso era stato sollevato nel 2007 durante il processo contro l’ex comandante serbo-bosniaco Ratko Mladic, celebrato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Gli atti di quel processo saranno acquisiti dalla Procura di Milano, che ha pianificato anche l’audizione dei primi testimoni, partendo da quelli menzionati nell’esposto dallo scrittore Gavazzeni.

Durante il suo intervento del 2007 davanti alla Corte dell’Aia, l’ex vigile del fuoco statunitense John Jordan, volontario a Sarajevo durante l’assedio e colpito da un proiettile nel 1994, raccontò delle atrocità commesse. “I tiratori serbi si miravano al membro più giovane della famiglia – ha spiegato –. Se un adulto e un bambino camminavano insieme, il bambino veniva colpito”. Il suo racconto rivelava anche la presenza di individui che sembravano stranieri, “guidati dai locali quasi per mano” in aree di guerra, vestiti con “una combinazione di abiti civili e militari”, ma con armi chiaramente inadeguate per il contesto urbano.

Dalla testimonianza di Jordan emergono scene di orrore, in un assedio che ha causato oltre 11mila morti, inclusi duemila bambini. Sarajevo, completamente isolata e circondata da cannoni e centinaia di cecchini dal 1992 al 1996, ha visto la strage di civili. “Una cosa che viene insegnata ai cecchini militari – ha affermato Jordan – è che uccidere non è necessariamente il risultato finale. Se si ferisce un uomo, questo non solo doloroso ma genera un movimento di soccorso”.

È inquietante pensare che cittadini italiani abbiano partecipato a questa mattanza per un “gioco” sadico, pagando per poter tirare con le milizie serbo-bosniache, restando impuniti. Un eventuale processo, se dovessero emergere prove concrete contro qualcuno dei “cecchini del weekend”, potrebbe svolgersi in Italia, visto che per una parte dell’azione criminosa è stata attuata nel nostro Paese, dando luogo ad omicidi in Bosnia. In tal caso, il governo bosniaco, tramite il consolato, potrebbe decidere di costituirsi parte civile.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere