Il Mossad e il suo ruolo nell’instabilità iraniana
Un operatore dei servizi segreti israeliani comunica in persiano: «Chiamo da un Paese che ha recentemente mandato Bagheri, Salami e Shamkhani all’inferno. Hai 12 ore per scappare con la tua famiglia, altrimenti finirai nella nostra lista. Siamo più vicini di quanto pensi». A questa minaccia, il generale iraniano chiede istruzioni su cosa fare, ricevendo come indicazione di registrare un video in cui rinuncia a sostenere il regime. Questo scambio, riportato Attuale, solleva interrogativi sul raggio d’azione del Mossad.
Non è chiaro se il video sia stato effettivamente inviato, ma un audio compromettente è stato rivelato dal Washington Post. Dopo l’attacco iniziale all’Iran, i servizi segreti di Benjamin Netanyahu avrebbero attivato una campagna clandestina, contattando figure chiave dell’establishment militare e della sicurezza iraniana. Alcuni funzionari avrebbero persino ricevuto lettere con minacce, indicando un’intenzione deliberata di destabilizzare il regime.
Sebbene ci siano richiami al “cambio di regime”, la situazione in Iran è complessa e differente rispetto a precedenti interventi in Paesi come Iraq e Libia. Tuttavia, il clima di instabilità cresce, e si ha l’impressione che l’operazione Rising Lion possa mirare alla caduta della Repubblica Islamica. Secondo una fonte anonima in Iran, il Mossad sta cercando di minare l’esercito, seminando la fiducia che un golpe possa avere successo.
Oltre ai Guardiani della Rivoluzione, l’iraniano esercito regolare, composto da circa 400.000 uomini, è visto come meno ideologico rispetto ai pasdaran. Alcuni esperti suggeriscono che questo gruppo potrebbe diventare il bersaglio principale di questa campagna di destabilizzazione.
Si profilano diversi scenari possibili: un colpo di stato orchestrato da élite moderati potrebbe essere supportato da Stati Uniti e Israele. Hassan Rouhani, ex presidente e fautore di un accordo nucleare, potrebbe figurare come un protagonista del cambiamento. I contatti del Mossad con le minoranze etniche e i partiti curdi, che hanno una storia di opposizione al regime, suggeriscono che ci siano piani per un coinvolgimento diretto in un eventuale rovesciamento della leadership iraniana.
Le prospettive di una rivolta popolare, sostenuta da un’alleanza di gruppi diversi e da operazioni di indebolimento delle forze armate, potrebbero rappresentare l’opzione più promettente. «È fondamentale avere pazienza; è ancora troppo presto», conclude la fonte, evidenziando la delicatezza della situazione. Il futuro dell’Iran rimane incerto, con il rischio di escalation di conflitti e ingerenze esterne sempre presente.