Continua l’escalation dei conflitti tra Usa, Israele e Iran
Il 9 marzo 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno intensificato i loro attacchi contro l’Iran, focalizzandosi su obiettivi infrastrutturali strategici. Questo intervento preventivo mira a fermare le ambizioni nucleari della Repubblica Islamica e prevenire attacchi diretti contro Israele, riportando la crescente tensione nella regione, riporta Attuale.
Dopo nove giorni di bombardamenti, si segnala che il presidente americano Donald Trump ha fornito ragioni diverse per tali azioni, includendo la promozione della democrazia e il rovesciamento del regime iraniano. Questi attacchi, avvenuti senza una formale dichiarazione di guerra, hanno sollevato interrogativi sulla loro efficacia, mentre l’Iran sembra trovarsi in una posizione sempre più svantaggiata, mentre Israele celebra le sue vittorie tattiche.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha da tempo considerato l’Iran come una minaccia principale per la regione. Ogni attacco che colpisce obiettivi ritenuti cruciali per le aspirazioni nucleari di Teheran è visto come un successo. Contrariamente, l’Iran sta subendo perdite significative, con circa 1.400 morti segnalati, inclusi 400 bambini, e ingenti danni infrastrutturali.
Il modus operandi degli attacchi ha subito una modifica sostanziale dal 28 febbraio. Inizialmente, le forze aeree israeliane e americane si concentravano su omicidi mirati e distruzione delle difese aeree, ma ora la strategia si è spostata verso il bombardamento di strutture economiche. Aeromobili e droni israeliani continuano a condurre operazioni anche nelle aree civili, aumentando le tensioni e rendendo difficile qualsiasi insurrezione popolare prevista da parte della popolazione iraniana.
Allo stesso tempo, l’Iran sta reagendo su vari fronti, attaccando Israele e le basi americane nel Golfo, mentre mobilita milizie alleate. Le recenti informazioni indicano un incremento significativo delle incursioni aeree israeliane, ora quasi 800 al giorno, mentre l’Iran riduce il numero degli attacchi diretti contro Israele.
Con la crescente intensità dei raid, oltre 300.000 persone sono state sfollate da Teheran e circa 800.000 dalle aree libanesi colpite. I recenti dati suggeriscono una tendenza verso l’uso di droni da parte dell’Iran, con un passaggio dai missili a un maggior numero di attacchi aerei. Questo cambio di tattica potrebbe influenzare significativamente l’andamento della guerra.
Le reazioni globali continuano a variare, con Israele che cerca supporto per disarmare Hezbollah in Libano, ma finora senza successo. L’Europa mostra una risposta disomogenea sul fronte del sostegno, con navi inviate a proteggere Cipro, mentre la Turchia offre mediatori e la Russia, pur sostenendo l’Iran, mantiene una posizione ambigua riguardo al suo intervento.