Chiesto il rinvio a giudizio per Maria Rosaria Boccia per stalking aggravato e lesioni all’ex ministro Sangiuliano

30.09.2025 15:05
Chiesto il rinvio a giudizio per Maria Rosaria Boccia per stalking aggravato e lesioni all'ex ministro Sangiuliano

Rinvio a giudizio per Maria Rosaria Boccia a seguito delle accuse del ex ministro Gennaro Sangiuliano

Roma, 30 settembre 2025 – I pm di Roma hanno richiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, indagata dopo la denuncia presentata dall’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, riporta Attuale.

I magistrati contestano a Boccia diversi reati tra cui stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum legati all’organizzazione di specifici eventi.

Un anno fa, l’imprenditrice è stata oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del nucleo investigativo, durante la quale è stato sequestrato materiale informatico, inclusi i telefoni della donna. A marzo, Boccia è stata interrogata dai magistrati incaricati dell’inchiesta a piazzale Clodio, che lo scorso luglio hanno concluso le indagini.

I pm accusano Boccia di aver messo in atto ”condotte reiterate, ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale” nei confronti dell’ex ministro. Secondo l’atto di accusa, la donna ”chiedeva dapprima velatamente e poi in modo sempre più esplicito di lavorare insieme con nomina fiduciaria del Ministro, giustificando così la sua presenza quotidiana presso gli Uffici ministeriali”. Inoltre, è accusata di aver messo in atto azioni finalizzate a screditare i suoi collaboratori più vicini, provocando un progressivo isolamento, e avanzando richieste continue di essere informata sui colloqui istituzionali o con il proprio staff.

In aggiunta, Boccia ha effettuato numerose e pressanti richieste di consegnarle il telefono cellulare utilizzato da Sangiuliano per i contatti istituzionali, richiedendone l’ispezione e <pretendendo la consegna delle password o comunque lo sblocco delle applicazioni, o in alternativa, di consentirle un accesso indiscriminato da remoto”. Nel procedimento risultano parti offese Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli.

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