Cinque passi per conquistare Gaza

12.08.2025 08:15
Cinque passi per conquistare Gaza

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – L’elicottero tocca il suolo tra le dune di Netzarim, dove il militare ha già eretto le prime strutture del nuovo avamposto. Da questo punto, Ariel Sharon scruta la Striscia di Gaza, indicando sulla mappa che porta con sé: il suo palmo si adagia sulla cartina, simboleggiando la spartizione dei 363 chilometri quadrati.

È un segnale provocatorio per i palestinesi: questa è la strategia che il generale — all’epoca comandante della divisione Sud — espone ai due ministri laburisti, in un volo che combina lavoro e propaganda. Ogni dito della mano rappresenterà un raggruppamento di colonie, collegate tramite corridoi di sicurezza che frammentano il territorio: in questo modo, il movimento palestinese viene monitorato senza la necessità di occupare tutta l’area. «I miei invitati avevano occhi brillanti di entusiasmo», ricorderà l’agricoltore-soldato soprannominato «bulldozer».

Riflessi del passato

Il progetto trova approvazione dal governo di Golda Meir nel 1972; da quel momento, gli architetti strategici iniziano a costruire insediamenti, partendo dal Nord e raggiungendo il Sud fino al Sinai, conquistato durante la guerra dei Sei Giorni. Le comunità sono collocate tra le popolazioni arabe, dopo aver distrutto i loro villaggi. Con quasi diecimila coloni, questa situazione cambia radicalmente quando, con la carica di primo ministro, Sharon si rende conto dell’eccessivo costo per il Paese — i militari uccisi e le spese enormi per mantenere tali colonie. Nel 2005, ordina l’evacuazione, una decisione avversata dall’estrema destra che, oggi, cerca di appropriarsi della Striscia, martoriata da oltre venti mesi di conflitto.

Inevitabili somiglianze

Le dune di Netzarim sono rimaste immutate e il corridoio di sicurezza, tracciato con bulldozer e carri armati, continua a segmentare Gaza. Questa configurazione, pensata da Sharon 54 anni fa, si ripropone in una forma amplificata, in cui il terreno, scosso dalla guerra, sembra produrre solo devastazione. Le forze militari si dispongono secondo le coordinate stabilite dal generale, sepolto nel 2016 su una collina vicino Gaza dopo aver trascorso dieci anni in coma. Anche il “corridoio Morag”, così denominato in onore dell’ex colonia, riemerge con l’armamento che percorre la strada Philadelphia, dividendo Gaza dal resto del Sinai e contrapposto i clan familiari.

Strategie in contrasto

Eyal Zamir, capo di stato maggiore, contrasta le intenzioni del governo, che ambisce a conquistare l’intero territorio — al momento, Netanyahu ha autorizzato il blitz sulla città di Gaza — e propone un intervento limitato, nel quale le «dita» militari potrebbero ridursi a tre, però senza alleggerire la pressione sui palestinesi: si tratterebbe di circondare Gaza, i campi profughi nel centro del territorio e l’area “umanitaria” – sotto attacco aereo. L’intelligence considera queste aree il fulcro delle forze paramilitari di Hamas, e Zamir spera di costringerle alla liberazione di 50 ostaggi, solo 20 dei quali sarebbero ancora in vita.

Costi e pericoli

Il generale Zamir desidera evitarsi i costi con cui Sharon dovette confrontarsi: un’occupazione totale richiederebbe il richiamo di migliaia di riservisti, solo per garantire la rete logistica e il sostentamento dei due milioni di palestinesi. I bisogni umani non preoccupano i radicali al potere, che ambiscono a un «trasferimento» forzato della popolazione — di fatto, una deportazione — dopo che, in quasi due anni di guerra, gli abitanti hanno già abbandonato i loro paesi ridotti in macerie.», riporta Attuale.

1 Comment

  1. Incredibile come la storia si ripeta in modi così drammatici. Non possiamo continuare a vedere il medesimo ciclo di violenza e devastazione. Le vite umane contano più delle mappe e dei corridoi di sicurezza. Questo gioco di potere lascia solo distruzione, un vero disastro!

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere