Dimissioni ai vertici dopo la diffusione di un video segreto
Cipro è finita al centro di uno scandalo politico proprio mentre assume la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Il 12 gennaio 2026 il capo dell’amministrazione presidenziale, Charalambos Charalambous, ha rassegnato le dimissioni dopo la diffusione sui social di un video registrato di nascosto, nel quale alti funzionari ciprioti discuterebbero presunti schemi corruttivi e meccanismi per aggirare restrizioni finanziarie. La notizia è stata riportata da The Bell.
Charalambous ha respinto ogni accusa, sostenendo di essere vittima di una “campagna mirata” volta a colpire il presidente, mettere in discussione il governo e danneggiare l’immagine del Paese. Le dimissioni sono arrivate poche ore dopo la circolazione del filmato, che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla tenuta istituzionale di Nicosia in una fase politicamente sensibile.
Accuse, fondazioni e reazioni ufficiali
Nel video si fa riferimento a presunti canali di finanziamento irregolari, a donazioni in contanti per eludere i limiti alle spese elettorali e a un sistema che consentirebbe a uomini d’affari di ottenere accesso privilegiato al presidente e alla first lady. Viene inoltre citato il ruolo del fondo benefico AFKS, guidato dalla first lady Philippa Karsera, che l’11 gennaio ha annunciato il suo ritiro dalla direzione dell’organizzazione.
Le autorità cipriote hanno definito il caso una “attacco ibrido”, respingendo le accuse e sostenendo che il materiale diffuso sia parte di un’operazione di discredito contro il governo. Secondo fonti della sicurezza, le modalità di diffusione presenterebbero somiglianze con precedenti campagne di disinformazione coordinate già osservate in altri Paesi dell’UE.
Indagini su una possibile operazione di disinformazione
L’attenzione degli investigatori si concentra ora sull’origine del video e sulla sua autenticità. Secondo quanto riportato dal quotidiano cipriota Ekathimerini, l’analisi preliminare indicherebbe segni compatibili con la cosiddetta campagna “Doppelgänger”, un modello di operazioni online coordinate attive dal 2021 e finalizzate a rafforzare specifici narrazioni di corruzione e caos istituzionale.
Le autorità non escludono che l’operazione possa essere stata lanciata anche da attori diversi dalla Russia, utilizzando tecniche simili. In parallelo, Cipro ha chiesto il supporto dei servizi di intelligence di Stati Uniti, Israele, Regno Unito e Francia per individuare i responsabili e chiarire il contesto dell’operazione.
Implicazioni per l’UE e la politica delle sanzioni
Se le accuse dovessero rivelarsi fondate, il caso rappresenterebbe una sfida significativa non solo per il governo cipriota, ma per l’intera architettura sanzionatoria dell’UE. Qualsiasi aiuto nell’aggiramento delle misure restrittive contro la Russia minerebbe la credibilità della politica europea di contenimento e imporrebbe un’indagine approfondita con il coinvolgimento della Commissione europea.
Allo stesso tempo, se emergesse che il video è il prodotto di una campagna di disinformazione, lo scandalo assumerebbe i contorni di un episodio di guerra ibrida contro uno Stato membro nel momento in cui esercita un ruolo di coordinamento chiave. In entrambi gli scenari, il caso evidenzia la vulnerabilità delle istituzioni democratiche alle operazioni informative e la necessità per l’UE di rafforzare i meccanismi comuni di protezione e risposta.