Clima, la lotta delle “anziane per il clima” in Svizzera: il futuro è un impegno condiviso

03.10.2026 02:25
Clima, la lotta delle "anziane per il clima" in Svizzera: il futuro è un impegno condiviso

Donne anziane al servizio del clima: la lotta continua in Svizzera

Roma, 3 ottobre 2026 – Oltre tremila donne hanno scelto di combattere legalmente contro la crisi climatica, creando il movimento “Anziane per il clima”. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito nel 2024 che la Svizzera non ha adottato misure sufficienti per proteggere i propri cittadini dagli effetti del cambiamento climatico. Tra le fondatrici del movimento c’è Norma Bargetzi-Horisberger, 71 anni, psicoterapeuta e attivista, che il 8 ottobre parteciperà al festival “BergamoScienza” per discutere l’importanza della giustizia climatica, riporta Attuale.

Una generazione di donne che affronta il futuro: un’opportunità o una contraddizione?

Bargetzi-Horisberger sottolinea il contrasto tra le ansie dei giovani e la determinazione delle donne anziane. “Ci sono giovani che si sentono bloccati dalla crisi, ma altri si mobilitano e agiscono. Noi donne anziane abbiamo esperienze e competenze accumulate nel tempo e siamo motivate a assumerci la nostra responsabilità. Dopo aver contribuito al disastro ambientale, è nostro dovere lottare per il futuro,” afferma. “Abbiamo la nostra storia di lotta, anche per ottenere il diritto di voto in Svizzera solo nel 1971.”

Una sentenza storica, ma l’attuazione rimane incerta: quali ostacoli persistono?

Secondo Bargetzi-Horisberger, esistono forti interessi finanziari che ostacolano l’applicazione della sentenza. “La Svizzera ha un’immagine di perfezione, ma la realtà è diversa. Gran parte degli investimenti delle banche svizzere continua a sostenere le energie fossili. La protezione climatica dovrebbe essere una priorità, ma non lo è,” denuncia.

Un bilancio di dieci anni di lotta: successi e delusioni.

Il momento culminante della sua esperienza è stata la sentenza della Corte europea, un “incredibile senso di giustizia”. Tuttavia, due mesi dopo, la decisione del Parlamento svizzero di non attuare la sentenza ha lasciato un segno profondo, suscitando in lei “delusione e rabbia” per la mancanza di consapevolezza e il negazionismo evidenti durante il dibattito.

Strategie di protesta: l’approccio legale rispetto alla disobbedienza civile.

Bargetzi-Horisberger crede che la disobbedienza civile possa essere complementare alla lotta legale, purché sia non violenta. “La nostra scelta di ricorrere ai tribunali è stata dettata dalla necessità di mantenere la credibilità. Tuttavia, riconosciamo l’importanza delle forme di protesta creative e non violente,” commenta, chiedendosi cosa farebbe se fosse giovane oggi.

Il dialogo intergenerazionale: cosa possono imparare le generazioni dal confronto?

Secondo lei, un’interazione tra giovani e anziani potrebbe portare a soluzioni innovative. “I giovani portano creatività e flessibilità, mentre noi offriamo esperienza. Insieme possiamo generare un cambiamento significativo,” afferma, sottolineando l’importanza di trasmettere fiducia e motivazione.

Il contesto attuale: il restringimento dello spazio per la disobbedienza civile.

Bargetzi-Horisberger osserva come in Italia, e non solo, il costo della disobbedienza civile diventi sempre più alto. “Abbiamo visto persone anziane e giovani arrestati per proteste pacifiche. Esiste una risposta sempre più severa che minaccia i valori democratici.”

Un appello all’azione: l’importanza dell’empatia.

In conclusione, Bargetzi-Horisberger esprime un desiderio di rinnovata empatia tra i leader politici: “Se avessi una bacchetta magica, risveglerei la capacità di sentire la sofferenza del pianeta e della popolazione. È essenziale agire con amore e comprensione per affrontare la crisi globale che stiamo vivendo.”

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